Congedo di maternità


Astensione obbligatoria

La lavoratrice deve obbligatoriamente astenersi dal lavoro per il tempo che va dai due mesi precedenti la data presunta del parto ai tre mesi successivi al parto stesso ovvero ai tre mesi successivi all’interruzione della gravidanza (sempre che l’aborto avvenga dopo il 180° giorno di gravidanza).
Di recente è stata introdotta la facoltà, per le lavoratici dipendenti di datori di lavoro pubblici o privati, di utilizzare in forma flessibile il periodo dell’interdizione obbligatoria dal lavoro di cui sopra, posticipando un mese dell’astensione prima del parto al periodo successivo.
La possibilità di godere di un mese di astensione obbligatoria prima del parto e di quattro successivamente è subordinata all’attestazione del medico specialista del SSN che ciò non arrechi danno alla gestante e al nascituro.
E’ prevista, peraltro, l’emanazione di un decreto interministeriale che aggiornerà l’elenco dei lavori per i quali non è possibile l’astensione obbligatoria flessibile.

In caso di parto prematuro, al periodo di tre mesi di astensione post-partum si aggiungono i giorni di astensione obbligatoria non goduti prima, fermo restando il periodo complessivamente previsto di 5 mesi( così se ad esempio il parto avviene con 50gg. di anticipo rispetto alla data presunta, al periodo di astensione obbligatoria di 3 mesi dalla data del parto si aggiungeranno i 50 gg. di anticipo).

Adempimenti

La lavoratrice, prima dell’inizio del congedo di maternità e in ogni caso entro il 7° mese di gestazione, deve presentare al datore di lavoro e all’inps, apposita domanda corredata dal certificato medico attestante il mese di gestazione e la data presunta del parto.
A seguito del parto ed entro trenta giorni dallo stesso, per usufruire dei diritti previsti, la lavoratrice deve altresì inviare al datore di lavoro e all’INPS il certificato di nascita del bambino/a ovvero la dichiarazione sostitutiva ai sensi dell’art.46 del Dpr 445/2000 (autocertificazione).
Con lettera a parte si deve segnalare la nascita all’Ufficio del Personale per usufruire delle deduzioni fiscali per i figli a carico e richiedere l’erogazione degli assegni familiari, se spettano.

Astensione obbligatoria anticipata

Il periodo di astensione obbligatoria può essere anticipato:

  1. nel caso di gravi complicanze della gestazione o di preesistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza;
  2. quando le condizioni di lavoro o ambientali sono ritenute pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino;
  3. quando la lavoratrice che svolga lavori pericolosi, faticosi o insalubri non possa essere spostata ad altre mansioni (l’astensione può protrarsi fino a 7 mesi dopo il parto).

Autorizzazione

Ai fini dell’anticipazione dell’astensione obbligatoria di cui al punto a) la lavoratrice può far richiesta della relativa autorizzazione alla Direzione Provinciale del Lavoro del luogo di residenza abituale producendo:

  • domanda espressa di astensione anticipata (utilizzando a tal fine il modello rilasciato dalla Direzione Provinciale del Lavoro stessa debitamente compilato);
  • certificazione medica rilasciata dall’A.S.L. o dalla struttura sanitaria delegata che deve riportare, tra l’altro:
    • le generalità della lavoratrice;
    • la denominazione e la sede dell’azienda ove l’interessata presta la propria attività lavorativa;
    • il mese di gestazione alla data della visita medica;
    • la data presunta del parto;
    • la diagnosi specifica comprovante lo stato di gravidanza a rischio;
    • la prognosi.

Il provvedimento di autorizzazione sarà rilasciato dalla Direzione Provinciale del Lavoro entro 7 gg. dalla ricezione della documentazione completa.
All’atto della ricezione della documentazione, la Direzione Provinciale del Lavoro rilascia apposita ricevuta in duplice copia, una delle quali dovrà essere consegnata dalla lavoratrice al datore di lavoro.
Qualora entro 7 giorni non venga emesso alcun provvedimento la domanda s’intende accolta.
La richiesta di autorizzazione all’astensione anticipata per le particolari condizioni ambientali sul posto di lavoro, nocive per la salute della donna o del bambino, o per l’impossibilità di adibire la lavoratrice ad altre mansioni (lettere b e c di cui sopra) , deve essere presentata, invece, dal datore di lavoro , una volta che egli accerti, in base al documento di valutazione dei rischi e previa consultazione del medico competente e del RSSL, l’impossibilità di ricollocare la lavoratrice all’interno della struttura aziendale.
In questi ultimi casi la D.P.L ha la facoltà di svolgere direttamente gli accertamenti necessari e di delegare alle ASL competenti gli opportuni accertamenti di carattere sanitario.
E’ opportuno precisare che se dovesse pervenire alla Direzione Provinciale del Lavoro un’istanza per la lettera b) ma, vi è allegato un certificato medico comprovante lo stato di gravidanza a rischio, l’ufficio provvederà ad emanare il provvedimento di cui alla lettera a) fino alla data d’interdizione obbligatoria dal lavoro e far eseguire gli accertamenti per l’eventuale interdizione dal lavoro fino al 7 mese dopo il parto per le condizioni lavorative non confacenti con lo stato di gravidanza.

Riferimenti normativi

  • Legge 1204/1971 (artt. 3, 5). Tutela delle lavoratrici madri.
  • DPR 1026/1976. Regolamento di esecuzione della l. 1204/1971.
  • D.Lgs. 645/1996. Misure per la tutela della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere, in allattamento.
  • Legge n. 53/2000. Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità.
  • Circolare Ministero del lavoro n.43/2000. Lavoratrici madri: flessibilità dell’astensione obbligatoria.
(Fonte: Ministero del lavoro e delle politiche sociali)