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COMPLICAZIONI IN GRAVIDANZA
L’infezione da citomegalovirus (CMV) interessa solo gli esseri umani e,
nel soggetto infettato, il virus risiede nelle feci, nel sangue, nell’urina e nelle
secrezioni vaginali, oro-faringee e cervicali.
La malattia si trasmette tramite un contatto diretto con la persona infetta (raramente attraverso gli oggetti). Il
più delle volte la malattia decorre con assenza di sintomi o con una sintomatologia
modesta come una leggera febbre e senso di stanchezza.
L’aver contratto la malattia non produce immunità. Infatti, cessata la fase di attività
del virus, il citomegalovirus assume una stabilità latente all’interno dell’organismo.
In una situazione in cui le difese immunitarie siano insufficienti, il virus può riattivare.
Cytomegalovirus: dimensioni del problema
Il CMV in gravidanza è estremamente frequente, ma il prodotto del concepimento
può essere danneggiato in maniera grave molto di rado.
Il test è di difficile interpretazione e non è facile capire a quando risale la
malattia, se è un nuovo episodio oppure se si tratta di una forma latente e/o
cronica.
L’esecuzione dell’esame nelle settimane successive al primo trimestre
non apporta effettivi benefici nella gestione della gravidanza fisiologica.
Le persone infettate, nonostante la presenza di anticorpi, per lungo tempo
eliminano il virus con la saliva e con le urine.
L'interesse in gravidanza per questo tipo di infezione è dovuto alla possibilità
di trasmissione dell'infezione dalla madre al feto. Questa può avvenire
soprattutto attraverso il sangue che, attraversando la placenta, può portare il
virus dalla madre al feto.
L'infezione materno-fetale può avvenire soprattutto in caso di prima infezione
materna (donna che viene a contatto per la prima volta con il virus),
ma è anche possibile in caso di reinfezione, seppure con minore probabilità.
L'infezione fetale da Citomegalovirus non è solitamente causa di aborto o
di malformazioni, ma può comportare una malattia a carico di vari organi
fetali. Più frequentemente può causare ritardo di accrescimento intrauterino
del feto, sofferenza epatica, microcefalia.
Nella donna in gravidanza è opportuno un controllo periodico degli anticorpi anti-CMV
(analogamente a quanto si fa per Rosolia e Toxoplasmosi).
Un'eventuale prima infezione è segnalata dalla presenza di Anticorpi di
tipo IgM. In tal caso per diagnosticare l'infezione fetale (l'infezione materna
non sempre comporta l'infezione fetale) può essere necessario ricercare gli
Anticorpi anti-CMV nel sangue fetale attraverso la funicolocentesi.
Ulteriori accertamenti saranno necessari sul neonato dopo la nascita.
Per l'infezione da CMV non esiste terapia; anche la possibilità di prevenzione
risulta molto limitata, data la notevole diffusione del virus.
(fonte: Agenzia per i Servizi Sanitari Regionali www.assr.it)
Cytomegalovirus: domande e risposte
Quanto è diffuso questo virus? Come si contrae l'infezione?
Questo virus è diffusissimo in tutto il mondo. In Italia, il 70-90% della popolazione adulta ha anticorpi anti-CMV, segno di una infezione avvenuta nel passato. La grande maggioranza delle persone ha avuto il suo primo contatto col virus (infezione primaria) già alla nascita o durante l'infanzia. Infatti, le vie di trasmissione più precoci e frequenti comprendono la trasmissione al neonato durante il parto (infezione perinatale) a seguito di contatto con secrezioni vaginali infette o di allattamento materno (infezione postnatale). Con riferimento a quest'ultima modalità, occorre ricordare che circa il 60% delle puerpere che hanno già contratto l'infezione primaria da CMV in passato, elimina il virus con il latte trasmettendo l'infezione a circa il 30-70% dei neonati allattati per almeno un mese. Questa è una via di trasmissione naturale e del tutto benigna. Infatti, un neonato nato a termine sano raramente svilupperà sintomi evidenti di infezione e non andrà incontro ad alcuna complicazione (anche perchè
con il latte riceve oltre al virus una quota di anticorpi materni che lo proteggono). Inoltre, in caso di neonato di sesso femminile, si eliminerà il rischio di contrarre una infezione primaria nel corso di una una futura gravidanza. Sia l'infezione perinatale che postnatale, peraltro, si accompagnano alla eliminazione (escrezione) del virus per parecchi mesi sia con la saliva che con le urine. Da ciò consegue che la trasmissione da bambino a bambino (o da bambino ad adulto) può avvenire con relativa facilità in tutte quelle occasioni in cui si verificano contatti stretti e prolungati con secrezioni infette (asili nido, scuole materne o in famiglia).
Un numero minore di persone acquisisce l'infezione in età pediatrica più avanzata o in età adulta, magari durante rapporti sessuali con un/una partner che in quel momento elimina attivamente il virus con lo sperma o il secreto cervicale che si trova a livello vaginale. Infine, la trasmissione di CMV può avvenire tramite trasfusioni o trapianti di organo solido o di midollo. Non è invece stata documentata una trasmissione per via aerea (respiratoria).
C'é un vaccino?
Sono in corso numerosi tentativi volti allo sviluppo di un vaccino sicuro ed efficace ma, al momento, nessun vaccino è disponibile.
E quale malattia causa? Si può curare?
Generalmente l'infezione primaria decorre asintomatica, cioè il virus non dà alcuna malattia evidente. Solo raramente può manifestarsi una malattia caratterizzata da febbre e stanchezza, linfosplenomegalia (ingrossamento dei linfonodi e della milza), aumento delle transaminasi e dei globuli bianchi nel sangue (sindrome similmononucleosica). Peraltro, in un buon numero di persone l' infezione primaria da CMV può manifestarsi anche solo con uno dei seguenti sintomi (in ordine decrescente di frequenza): febbre più o meno elevata, astenia (stanchezza), cefalea (mal di testa), artralgie/mialgie (dolori articolari/muscolari), rinite (raffreddore), faringite, tosse. L'infezione si risolve normalmente in breve tempo senza conseguenze e senza terapia.
Esistono farmaci specifici anti CMV ma, dal momento che questi farmaci possono avere effetti collaterali, il loro uso è ristretto ai soggetti immunocompromessi (trapiantati) con infezione da CMV disseminata o a carico di un organo specifico.
L'infezione primaria si risolve man mano che l'organismo sviluppa una risposta immunitaria attraverso la produzione di anticorpi (IgG e IgM) e cellule (linfociti) in grado di contrastare il virus (risposta immune specifica). Gli anticorpi di tipo M o IgM rappresentano la prima risposta all'infezione. La loro durata è però limitata nel tempo; infatti, generalmente non sono più evidenziabili a distanza di 3-6 mesi dall'infezione. Al contrario, gli anticorpi di tipo G o IgG una volta prodotti permangono per tutta la vita. Il virus, però, nonostante la risposta immune, non viene eliminato dall'organismo. Esso infatti rimane latente (ovvero presente come patrimonio genetico inattivo) in alcuni tipi di cellule del nostro corpo. Occasionalmente, il virus può riprendere la replicazione (riattivazione o infezione riattivata) in qualche organo (reni, ghiandole salivari, ghiandole mammarie, collo dell'utero, prostata), con conseguente eliminazione di virus con urine, saliva, latte, secreto cervicale o sperma,
sempre però in assenza di sintomi (eliminazione asintomatica del virus). I soggetti con infezione riattivata, non essendo a conoscenza della infezione in corso, contribuiscono alla diffusione del virus: infatti, le riattivazioni sono diagnosticabili solamente grazie alla dimostrazione della presenza del virus in campioni come urine, saliva, latte materno, sperma, secreto cervicale. Per quanto appena detto, non sono attuabili misure affidabili di prevenzione: un soggetto non immune può venire a contatto con molte persone che eliminano il virus, contraendo così l'infezione. A questo riguardo, non si può far altro che mettere in pratica alcune misure igieniche preventive, soprattutto nell'accudire bambini in età prescolare. Occorre però sempre tenere presente che sono necessari contatti stretti e prolungati perchè la trasmissione avvenga.
Riassumendo, per una persona sana (immunocompetente) CMV è un po' come un silenzioso compagno di vita che si acquisisce una volta per sempre, e che non dà praticamente mai segno di sé, se non intervengono condizioni che debilitano il sistema immunitario (soggetti trapiantati o con infezione da HIV non curata).
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