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Perchè CMV può essere importante in gravidanza?
In gravidanza, l'infezione da CMV può essere trasmessa al feto (trasmissione verticale) sia durante una infezione primaria che a seguito di riattivazione o reinfezione della madre. Tuttavia, è importante tenere ben presente che eventuali patologie fetali malformative o di altro tipo sono causate pressocchè esclusivamente da un'infezione primaria.

L'infezione primaria si può verificare una sola volta nella vita. Pertanto, se una gestante ha già contratto in passato l'infezione primaria (e quindi sviluppato i relativi anticorpi ovvero, più in generale, una immunità specifica), questa non può ripetersi in caso di ulteriore contatto con il virus.
C'è un modo semplice per accertare se si è già contratta o meno l'infezione primaria da CMV: è sufficiente determinare la presenza di anticorpi specifici per CMV su un prelievo di sangue. Se sono presenti IgG specifiche, il soggetto è immune (o sieropositivo) per CMV. Per quanto abbiamo appena detto, è particolarmente importante per una donna fare questo accertamento PRIMA della gravidanza.

La determinazione degli anticorpi specifici per CMV non fa più parte degli esami gratuiti in epoca preconcezionale: Perché? E' davvero così importante?
Come per quasi tutti gli herpesvirus, l'infezione da CMV è molto diffusa nella popolazione. Tuttavia, circa il 30% delle donne in età fertile non è immune (non ha anticorpi nel sangue) e, quindi, corre ilrischio teorico di contrarre l'infezione in gravidanza (l'incidenza può essere stimata attorno all' 1-2%).
Complessivamente, le future madri a rischio sono quindi poche, e il rapporto costo/beneficio per l'intera popolazione non giustifica, secondo gli attuali parametri di legislazione sanitaria (DL 245 10/9/98), la gratuità dell'esame. E' necessario però fare qualche osservazione in merito: nei Paesi più industrializzati e anche in Italia la diffusione dell' infezione sta diminuendo: ciò significa che in futuro saranno sempre più numerose le donne potenzialmente esposte al rischio di contrarre l'infezione primaria durante la gravidanza. Inoltre, la determinazione degli anticorpi anti CMV è un esame semplice e poco costoso.

Sono incinta, oppure, mi piacerebbe avere un bambino nel prossimo futuro e sono risultata immune (positiva per anticorpi) a CMV: che rischi corro?
Ben pochi. Di fronte ad una positività per anticorpi IgG specifici ogni problema è praticamente scongiurato, non solo per la gravidanza in atto o programmata ma anche per le eventuali gravidanze future. Infatti gli studi epidemiologici indicano non solo che la probabilità di trasmissione materno-fetale di una infezione riattivata è minima (dallo 0.2 al 2%), ma, soprattutto, che il rischio di conseguenze per il feto è estremamente basso.


Sono incinta, oppure, mi piacerebbe avere un bambino nel prossimo futuro, e sono risultata non immune (negativa per anticorpi) a CMV: che cosa devo fare?
Non esistendo ancora un vaccino per CMV, il primo consiglio per una gestante sieronegativa è di sottoporsi con cadenza mensile al dosaggio degli anticorpi anti-CMV di tipo IgM e IgG, in modo da poter diagnosticare con tempestività un'eventuale infezione primaria. Inoltre, per limitare il rischio di infezione, è consigliabile mettere in pratica alcune misure preventive particolarmente nei confronti di bambini piccoli (principale fonte di contagio), specialmente se frequentano l'asilo nido o la scuola materna. Esse sono le seguenti:
  • Non condividere con il bimbo stoviglie (es. non assaggiare la sua pappa con lo stesso cucchaiaio), asciugamani, strumenti per l'igiene (es. spazzolino da denti); non portare alla bocca succhiotti o ciò che il bimbo possa aver messo in bocca.
  • Non baciare il bambino sulla bocca; lavarsi accuratamente le mani dopo aver soffiato il naso al bambino o dopo contatto con la saliva.
  • Usare guanti per cambiare il bambino, per maneggiare e lavare la sua biancheria sporca, ma anche per rassettare i suoi giochi ecc; dopo aver finito ed essersi tolti i guanti, lavarsi accuratamente le mani.
  • Lavare con acqua e sapone o passare con una soluzione di candeggina diluita (1 parte di candeggina e 9 parti di acqua) i giocattoli del bambino e risciacquare bene.

In un controllo durante la gravidanza ho avuto un riscontro di IgM specifiche per CMV: sono molto spaventata, che cosa devo fare?
Qualora in una gestante precedentemente non immune per CMV si documenti la comparsa di IgG specifiche (sieroconversione) si può porre una diagnosi sierologica certa di infezione primaria. In questo caso, la presenza di IgM virus specifiche avvalora la diagnosi di infezione primaria recente. In tutti gli altri casi, ovvero in assenza di sieroconversione, la presenza di IgM anti-CMV deve essere valutata e interpretata. Infatti, di fronte ad una positività IgM anti-CMV sono almeno quattro le possibilità da considerare:
  • IgM "false", ovvero IgM evidenziate con test commerciali in laboratori non specializzati e che non vengono poi confermate utilizzando saggi più specifici in laboratori di riferimento;
  • IgM crossreattive, ovvero IgM dovute a reazioni crociate con altri virus, da non attribuirsi ad infezione da CMV in atto;
  • IgM persistenti, ovvero IgM che permangono costanti nei controlli successivi e che più spesso indicano una infezione primaria trascorsa da tempo più o meno lungo;
  • IgM "vere", ovvero IgM effettivamente da attribuire ad una infezione primaria recente da CMV.
Le prime tre evenienze, che non comportano alcun rischio per il nascituro, non sono affatto rare, anzi, rappresentano la maggioranza dei casi. Infatti, una infezione primaria da CMV è stata diagnosticata soltanto nel 30% delle gestanti giunte al nostro centro per una positività IgM.

Riassumendo, i due terzi circa delle gestanti che si rivolgono a noi con un referto di IgM positive per CMV non hanno in realtà contratto una infezione primaria e quindi non corrono alcun rischio di trasmettere il virus al nascituro. Perciò, il riscontro di IgM anti-CMV durante la gravidanza non deve spaventare la futura madre, ma solo spingerla a rivolgersi ad un centro qualificato che possa approfondirne il significato clinico.

Ma se l'infezione primaria viene confermata?
Una conferma di questo tipo non è una condanna senza appello: è solo il primo passo di un percorso di diagnosi e consulenza che i futuri genitori possono fare con la assistenza di qualificati specialisti, onde poter prendere decisioni consapevoli riguardo alla gravidanza in corso. Un centro di elevata specializzazione come il nostro può assolvere a questo compito assistenziale.

Anzitutto, è necessario cercare di datare l'infezione, cioè di riferire l'inizio dell'infezione ad un momento preciso della gravidanza. La datazione deve tener conto di diversi parametri, clinici e di laboratorio. Molto spesso un' intervista (anamnesi) condotta accuratamente è in grado di evidenziare nella gestante che contrae un'infezione primaria una sintomatologia aspecifica, ma significativa (cefalea, febbricola, astenia), così come alterazioni di parametri di laboratorio quali leucocitosi, linfocitosi relativa, ipertransaminasemia. Sono, inoltre, utili per datare l'infezione primaria materna alcuni parametri virologici, quali la determinazione dell'avidità degli anticorpi IgG specifici, e la determinazione della presenza del virus o di suoi componenti (antigeni, acidi nucleici) nel sangue periferico della madre. La datazione è importante, innanzitutto perché consente di programmare il momento ottimale per l'esecuzione dell' eventuale accertamento prenatale. Questo non può essere fatto troppo tardi, oltre la 23° settimana, ma neppure troppo presto, perché il rischio di risultati falsi negativi (cioè di avere un esito negativo al momento della diagnosi prenatale, pur verificandosi una trasmissione successiva dell'infezione al feto) è più alto se trascorrono meno di 6 settimane tra il momento dell'infezione e l'accertamento prenatale.
Inoltre i rischi per il prodotto del concepimento sono diversi a seconda del suo stadio di sviluppo al momento dell'infezione.


 
 
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