Autismo: a cosa fare attenzione prima della gravidanza


Alla ricerca delle cause dell’autismo, gli scienziati stanno focalizzando la loro attenzione non sono sulla genetica, ma anche sul periodo di gravidanza. Complicanze durante la gravidanza e gravidanze portate a termine in madri non più giovani sembrano infatti essere le cause dell’aumento dei fattori di rischio per l’autismo. Tre recenti studi hanno evidenziato l’incidenza sullo sviluppo di autismo di tre fattori in particolare: l’età della madre, la distanza tra le gravidanze e la presenza di malattie autoimmunitarie nella madre.

L’ETÀ DELLA MADRE – Uno studio apparso sul British Journal of Psychiatry ha evidenziato come in nove casi su tredici presi in considerazione dimostrino che l’aumento di sviluppo di sindrome autistica da parte del feto aumenta proporzionalmente con l’aumentare dell’età della madre. Il rischio è risultato essere superiore del 27% tra le donne comprese tra i 30-34 anni di età rispetto alle madri di età compresa tra i 25 ed i 29 anni e, se si compara il rischio tra le donne di 30 anni con quelle superiori a 40 il rischio è praticamente il doppio.
Anche l’età del padre sembra però incidere sfavorevolmente, il rischio di insorgenza di autismo aumenta infatti del 5% ogni quattro anni, a partire dai 30 anni.
Le ragioni biologiche di ciò non sono ancora chiare, ma molti scienziati sospettano che possano concorrere anomalie cromosomiche che si sviluppano nelle uova delle donne più anziane così come nello sperma maschile.

GRAVIDANZE RAVVICINATE – Secondo una ricerca della Columbia University, diretta dal dottor Keely Cheslack-Postava e pubblicata sulla rivista Pediatrics, le coppie dovrebbero lasciar trascorrere almeno un anno prima di tentare una seconda gravidanza perché minore è la differenza di età tra fratelli e più alto sarà il rischio che il secondogenito sia un bambino autistico. Quando l’intervallo di tempo tra un parto e l’altro è di un anno o poco più, infatti, il fratello minore ha addirittura il triplo delle possibilità di soffrire di autismo. Per i fratelli nati a 12 mesi l’uno dall’altro la percentuale di rischio è pari al 3,4, se la distanza tra le due gravidanze aumenta fino a 23 mesi si scende all’1,9 fino ad arrivare all’1,2 in caso di divari superiori ai due anni.
Gli studiosi ipotizzano che ciò possa dipendere dallo stato di salute della madre: l’organismo delle donne incinte infatti consuma in eccesso una serie di sostanze nutrienti quali la vitamina B, ferro e in particolare l’acido folico. Se la seconda gravidanza è troppo ravvicinata queste sostanze non hanno il tempo di ri-accumularsi nell’organismo in quantità sufficienti e questo aumenterebbe le possibilità che il secondo figlio sia affetto da autismo.

MALATTIE AUTOIMMUNITARIE – Secondo uno studio pubblicato sempre sulla rivista Pediatrics, i bambini di madri che hanno malattie autoimmunitarie come il diabete di tipo 1, l’artrite reumatoide e la celiachia hanno un rischio tre volte maggiore di nascere autistici. I ricercatori del Dipartimento di Salute Mentale alla Bloomberg School of Public Health della Johns Hopkins University hanno lavorato su un campione di 3.325 bambini danesi con diagnosi di autismo rilevando che i bambini le cui madri avevano malattie del sistema immunitario risultavano 1,5 volte maggiormente a rischio se la madre era affetta da diabete, di 2 volte superiore nel caso di madre con artrite reumatoide e ben 3 volte più a rischio nel caso di madre celiaca.
Tra le cause possibili è stato evidenziato il fatto che l’interazione potrebbe essere associata alle malattie di per sé, oppure potrebbe derivare dal fatto che i geni associati alle malattie autoimmunitarie e quelli associati all’autismo siano vicini l’uno all’altro, oppure ancora che il disturbo immunitario influisca sulla qualità della gravidanza. Potrebbe anche trattarsi, dicono gli scienziati, del fatto che i bambini nati sottopeso o prematuramente sono più a rischio di autismo e, dato che tra le donne affette da malattie del sistema immunitario i parti prematuri e sottopeso sono più comuni, questo potrebbe contribuire ad alzare i fattori di rischio.

Fonte: Disabili.com

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