I congedi e i diritti dei papà


L’arrivo della cicogna segna un momento importante nella vita di una coppia. I neogenitori si stringono attorno al neonato in adorazione, prodighi di coccole, premure e attenzioni. Spesso, però, la gioia del momento è offuscata da nuove ansie dovute alla gestione della vita familiare che dovrà essere riorganizzata nel rispetto delle esigenze della creatura appena arrivata. Una svolta culturale Per moltissimi anni, tutte le incombenze relative alla gestione del neonato sono ricadute esclusivamente sulla figura della madre: la malattia, l’uscita dalla scuola, i pomeriggi al parco erano interamente monopolio alla gestione materna.

Oggi le cose sono molto cambiate, le mamme in carriera per necessità o soddisfazione personale hanno bisogno di supporto, sostegno e, non ultima, della fattiva collaborazione paterna per far funzionare al meglio gli ingranaggi della vita domestica. Molti papà non si sono tirati indietro, hanno colto la sfida e hanno risposto all’appello rendendosi pronti e attivi cooperatori, trasformandosi spesso in Super Papà pronti ad accorrere e soccorrere i figli in caso di necessità. Il Legislatore, attento e consapevole delle mutate dinamiche familiari, ha regolamentato i diritti dei papà con un’apposita disposizione di Legge n. 53 dell’8 marzo del 2000, che ha portato all’approvazione di un Testo Unico emanato con il Decreto Legislativo n. 151 del 26 marzo del 2001 in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità al fine di garantire un riordino organico e sistematico fra le numerosi norme vigenti.

Il congedo di Maternità. È d’obbligo per la lavoratrice dipendente astenersi dal lavoro durante i due mesi precedenti e i tre mesi seguenti il parto. La Legge 53/2000, richiamata dall’art. 20 del Testo Unico, consente inoltre alla lavoratrice la scelta di posticipare l’inizio della maternità di un mese previa esibizione dei certificati medici necessari (quello del medico specialista del SSN o convenzionato e quello del medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro). Qualora il parto avvenga in data posticipata rispetto a quella presunta, tali giorni sono aggiunti al congedo di maternità con decorrenza successiva al parto. Il congedo di paternità Il Testo Unico all’articolo 28 prevede che il padre lavoratore abbia diritto di astenersi dal lavoro per tutta la durata del congedo di maternità o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice, in caso di morte o di grave infermità della madre ovvero di abbandono, nonché di affidamento esclusivo del bambino al padre. Il padre lavoratore che intenda avvalersi di questo periodo residuo presenta al datore di lavoro la certificazione relativa alle condizioni di morte o grave infermità. In caso di abbandono è sufficiente la dichiarazione sostitutiva di notorietà. In tutti questi casi, al padre sono estesi gli stessi diritti previsti per la lavoratrice madre, ovvero, il diritto alla retribuzione, la commutabilità dell’anzianità di servizio, il divieto di licenziamento entro il primo anno di vita del bambino.

I diritti del papà durante l’allattamento. Durante il primo anno di vita del bambino i genitori lavoratori dipendenti possono usufruire di riposi giornalieri (per allattamento) accordati in base all’effettivo orario di lavoro: due ore se l’orario di lavoro è pari o superiore alle sei ore giornaliere; un’ora al giorno per un orario di lavoro inferiore a sei ore. Il padre lavoratore può usufruire dei riposi giornalieri nel caso in cui vi rinunci la madre, in caso di malattia o morte di questa, in caso di affidamento del figlio al padre, oppure se la madre non può usufruire dei riposi giornalieri perché non ne ha diritto perché libera professionista, lavoratrice autonoma, ecc. In presenza di parto gemellare le ore di riposo giornaliero sono raddoppiate e possono essere utilizzate contemporaneamente da entrambi i genitori.

Congedi parentali. La madre e il padre hanno diritto al congedo parentale per un periodo di durata massima di sei mesi nei primi otto anni di vita del bambino. Per le madri o i padri singles, il periodo è esteso a dieci mesi. Madre e padre possono usufruire del congedo parentale anche contemporaneamente, ma la durata massima non può superare i dieci mesi per coppia, estensibile fino a undici mesi se il congedo per la cura del bambino è utilizzato dal padre lavoratore subordinato per almeno tre mesi (ad esempio: 5 mesi per il padre e 6 per la madre oppure 7 per il padre e 4 per la madre).

Ruolo paterno e affidamento congiunto Nel nostro ordinamento, dunque, il legislatore è intervenuto su innumerevoli aspetti della vita familiare anche allo scopo di garantire la parità dei diritti riconosciuti al padre e alla madre. Da ultima, infatti, la Legge n. 54 dell’8 febbraio 2006 ha apportato rilevanti modifiche all’art. 155 del codice civile introducendo la disciplina dell’affidamento congiunto dei figli minori a seguito di separazione personale dei coniugi. La norma introduce il principio cardine della “bigenitorialità” ovvero il diritto dei figli a continuare ad avere rapporti sia con la madre sia il con il padre anche dopo la separazione, sulla base dell’incontestabile verità che si resta genitori per tutta la vita, indipendentemente dagli sviluppi del rapporto matrimoniale. Il presupposto è che è un diritto/dovere di entrambi i genitori mantenere, istruire ed educare la prole, riconoscendo dunque a tutti e due l’esercizio della patria potestà anche dopo la separazione, diversamente dal passato, quando veniva attribuita solo al genitore affidatario, che in genere era la madre. Il nostro sistema normativo, dunque, probabilmente influenzato dagli orientamenti europei, sta assegnando maggiore risalto alla figura paterna, segno positivo del fatto che i cambiamenti e le evoluzioni negli stili di vita della nostra società vengono recepite e codificate dalla legge.

Fonte: Affaritaliani.it

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