Diabete in gravidanza, l’importanza di prevenirlo


È come una spia: si accende quando qualcosa non va. È il diabete gestazionale, un aumento della glicemia che compare in gravidanza e termina alla nascita del bambino. Colpisce una donna su sette, ma chi ne soffre non deve preoccuparsi. È importante però che faccia gli esami necessari per prevenire eventuali complicazioni.

Perché in gravidanza. Madre e figlio comunicano attraverso la placenta. Questo organo regola gli scambi nutrizionali e metabolici e produce alcuni ormoni che contrastano l’azione dell’insulina (l’ormone che regola il metabolismo degli zuccheri). E così, più passano i mesi più cresce sia il feto sia la placenta. Ma se il pancreas materno non riesce a contrastare la produzione di questi ormoni con un’adeguata dose di insulina può accadere che alla fine della gravidanza la futura mamma possa soffrire di iperglicemia. I livelli di zucchero nel sangue si alzano e si sviluppa il diabete gestazionale. Ma niente paura. Dopo il parto, dal momento che la placenta non c’è più, la situazione tende a normalizzarsi. Anche se circa il 50 per cento delle donne che ha sviluppato il diabete gestazionale tende a soffrire di diabete 5-10 anni dopo il parto. I fattori che contribuiscono a scatenare questo male variano: l’obesità, la familiarità diabetica, il diabete gestazionale in una precedente gravidanza, l’aver partorito bambini di peso superiore a 4,5 chilogrammi, una dieta troppo ricca di carboidrati e infine una gravidanza in un’età piuttosto avanzata.

L’importanza della prevenzione. Uno screening diagnostico effettuato tra la ventiquattresima e la trentaquattresima settimana è importante per individuare il diabete gestazionale. E fare il test di Carpenter (chiamato anche ‘minicurva da carico’) è facile come bere un bicchier d’acqua. Infatti il medico fa bere alla futura mamma un bicchiere di acqua con 50 grammi di zucchero, e misura il tasso di glicemia del sangue prima e dopo il test. Se l’esito della prova è negativo la probabilità di avere il diabete gestazionale è molto bassa. Qualora sia invece positivo l’esame va ripetuto con 4 prelievi a distanza di un’ora l’uno dall’altro, con una maggiore quantità di zucchero diluita nell’acqua (100 grammi). Se anche stavolta il risultato è positivo, la mamma soffre di diabete gestazionale.

La cura è un’alimentazione sana. Pensare che in gravidanza si deve mangiare per due persone è sbagliato. Ma è giusto seguire una dieta normale ed equilibrata per controllare il livello di zucchero presente nel sangue. Per cui è importante mangiare frutta e verdura, evitando però banane, uva, datteri, castagne, fichi secchi e prugne secche. Inoltre vanno escluse le bevande alcoliche e quelle zuccherate. No alla coca cola, all’aranciata e ai tè. Anche il movimento è importante perché aiuta a mantenere normali i valori di glicemia. Camminare è l’esercizio più semplice da fare in gravidanza, e anche la ginnastica pre-parto in acqua può aiutare. La mamma, per controllare la glicemia, può anche acquistare in farmacia dei glucometri, strumenti che misurano la quantità di zucchero presente nel sangue. È sempre consigliabile, però, consultare un diabetologo o il proprio ginecologo.

Il bambino ne risente se non viene diagnosticato. Se non si interviene in modo adeguato c’è il 40 percento delle possibilità che il bimbo nasca più grosso della media (spesso oltre i 4 chili di peso). Le conseguenze pesano sia sul parto, che diventa più difficile e doloroso, sia sulla salute del neonato. Alcune recenti ricerche dimostrano che il metabolismo del bebè sarà fragile e che, da adulto, avrà più possibilità di sviluppare il diabete. Dopo la nascita inoltre questi bambini possono soffrire infatti di ipoglicemia e avere problemi di insufficienza respiratoria dovuta al non completo sviluppo polmonare.

Fonte: KataWeb Salute

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