Fumo in gravidanza? Aumenta il rischio aborto e malattie nascituro


Il fumo durante la gravidanza determina un maggiore rischio di aborto, parto prematuro, basso peso alla nascita del bambino e morte improvvisa del lattante, oltre che della possibilità che il bambino abbia l’asma e possa ammalarsi di tumore durante l’infanzia.

Ciò avviene perché la nicotina e il monossido di carbonio assorbiti dalla madre provocano una riduzione dell’irrorazione dell’utero e della placenta, che comporta una diminuzione dell’apporto di ossigeno nella circolazione della donna e del bambino.

E’ stato pubblicato su Pediatrics uno studio americano, condotto dai ricercatori delle Università dell’ Arkansas, dell’Iowa e dell’Utha in collaborazione con il National Centre on Birth Defects and Developmental Disabilities di Atlanta, sulla relazione tra fumo materno e difetti cardiaci neonatali.

Gli studiosi hanno confrontato un gruppo di 3067 lattanti con difetti cardiaci congeniti con un gruppo di 3947 lattanti che non presentavano questa patologia, chiedendo alle madri di ambedue i gruppi se avevano fumato nel periodo che andava da un mese prima della gravidanza fino alla fine del primo trimestre.

I risultati della ricerca mostravano che i bambini con difetti cardiaci congeniti erano anche quelli che, più frequentemente, erano nati prematuri e avevano basso peso alla nascita. D’altra parte, ancora secondo lo studio, le donne che avevano fumato da un mese prima alla fine del primo trimestre di gravidanza avevano una maggiore probabilità di avere un figlio con difetti del setto cardiaco e difetti ostruttivi del lato destro, tanto maggiore quanto più avevano fumato in quel periodo.

Questa associazione non veniva influenzata da altri fattori come l’assunzione di vitamine, l’età materna, il consumo di alcool o l’appartenenza a determinate razze o etnie. Non è stato, invece, riscontrato alcun rischio di difetti congeniti cardiaci dovuto a esposizione delle donne a fumo passivo durante la gravidanza.

Ulteriori indagini, secondo gli autori dello studio, chiariranno quanto la durata dell’esposizione al fumo e sensibilità genetica individuale possono modulare l’entità del rischio e forniranno una base da cui impostare una precisa strategia di prevenzione in questo ambito della salute pubblica.

Fonte: Dire

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