Mamme over 40


Sono sempre di più le donne che arrivano alla decisione di avere il primo figlio tardi. Aspettano di trovare l’uomo giusto, sistemarsi economicamente, fare carriera. Si sentono giovani e piene di energie, il loro aspetto lo conferma e scelgono di avere un bambino solo alla soglia dei fatidici 40.
“Una donna anche a 40 anni è fisiologicamente “programmata” per diventare madre e quindi si tratta di una condizione naturale, siamo ancora nell’età fertile”, rassicura Giovanni Monni, presidente AOGOI, l’Associazione che riunisce i ginecologi ospedalieri, “ciononostante non dobbiamo dimenticare che a questa età gli ovociti materni sono in stand-by già da quattro decenni, sottoposti a vari stress, all’inquinamento, al fumo attivo o passivo nonché a vari fattori di ossidazione delle cellule. Ne consegue che quando gli ovociti vengono richiamati a funzionare, ci possano essere dei rischi, come difetti nella divisione cellulare o alterazione nel numero dei cromosomi dell’embrione. Inoltre anche il sistema endocrino risente degli effetti del tempo: ipofisi, ovaie, utero ed endometrio sono meno ricettivi”.

Cosa significa nella pratica?
“Che la fertilità diminuisce e che quando l’età materna aumenta vi è il rischio che concepire sia più difficile. Inoltre la fertilità dell’uomo può diminuire in efficienza con l’età”.
Avere il primo figlio a 40 anni può aumentare il rischio di aborti spontanei sino al 15-20%: l’organismo infatti tende ad eliminare spontaneamente feti che riconosce abbiano gravi anomalie cromosomiche. In questo senso è molto importante la prevenzione, uno stile di vita sano, non fumare, una alimentazione equilibrata, l’assunzione di acido folico, per prevenire l’eccessivo invecchiamento delle cellule materne.

Esistono altri fattori di pericolo?
“Sono generici”, spiega Monni, “gravidanze con parto pretermine, aborti tardivi, precedenti interruzioni di gravidanza sono parametri di alto rischio ad ogni età”.

Per la diagnosi prenatale delle malattie legate ad un alterato numero di cromosomi, quali sono gli esami consigliati?
“Direi il prelievo dei villi coriali o l’amniocentesi. Si tratta però di metodiche costose (gratuite per le donne con più di 35 anni nelle strutture pubbliche), con un rischio di perdita del feto intorno all’1%. Bisogna tenere conto del rischio individuale e poi decidere se fare una indagine invasiva o meno. La sola età materna non è un parametro sufficiente. Ad esempio il rischio di trisomia 21 (Sindrome di Down) è maggiore se l’ecografia evidenzia una translucenza nucale nel feto durante il primo trimestre. A quel punto consigliamo un test del sangue, il bitest o il test combinato. Le indagini invasive vengono eseguite solo nelle donne ad alto rischio, che non necessariamente sono le più adulte”.

Che comporta un eccessivo aumento di peso?
“Un aumento ponderale durante la gestazione o una paziente in sovrappeso sono associati ad una maggiore incidenza di parti cesarei, perché è bene aiutare la paziente a non guadagnare più di 9-11 chili”.

Quindi travaglio e parto sono più impegnativi?
“Non necessariamente”, dice il ginecologo, “una donna sana ha tutte le risorse per affrontare una gravidanza serena e un parto naturale. Tuttavia per il normale invecchiamento dell’organismo, il sistema cardiovascolare può risultare meno efficiente e pertanto presentare ipertensione, maggiore frequenza di intolleranza al glucosio e diabete gestazionale. Anche se non si può generalizzare. Esistono invece patologie che sconsigliano una gravidanza tardiva. Penso a gravi cardiopatie, a patologie croniche come il diabete mellito o la talassemia, per le quali sarebbe consigliabile programmare la gravidanza in giovane età”.
“È importante invece sottolineare come ormai vediamo quotidianamente donne che programmano e portano a termine una gravidanza dopo la diagnosi e la terapia di un carcinoma della mammella”, dice ancora Monni, “una realtà che tocchiamo con mano ogni giorno e che ci dimostra come anche per queste donne sia ormai possibile avere la gioia di mettere al mondo un bambino”.
Nonostante la maternità non vada eccessivamente medicalizzata, le donne adulte che vogliono un bambino sono più accorte, informate, vengono invitate ad un maggior numero di controlli a cui si sottopongono in quanto sentono che le occasioni diminuiscono. Vanno perciò seguite più attentamente, per contenere l’ansia. L’investimento emotivo è maggiore rispetto ad una ragazza di vent’anni che ha tutta la vita per provare ad avere bambini.

Fonte: La Repubblica

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