Prevenire la trombosi in gravidanza


In gravidanza e dopo il parto aumentano i rischi di trombosi, una patologia seria ma che è possibile curare, a patto che se ne riconoscano i sintomi. Conoscenza del rischio e attenzione alle sue manifestazioni sono le armi a disposizione della donna per non correre pericoli. Sono davvero semplici le regole che consentono di prevenire la trombosi durante la gestazione. Ne parliamo con la dott.ssa Lidia Rota Vender, responsabile del Centro Trombosi di Humanitas e presidente di Alt – Associazione per la Lotta alla Trombosi (www.trombosi.org).

In gravidanza il rischio di trombosi è maggiore?

“Nella popolazione femminile generale la prevalenza annuale della trombosi è di un caso su 1000. In gravidanza questo rischio è moltiplicato per 4. Nel periodo dopo il parto, il rischio presente in gravidanza viene moltiplicato per 10. Questo significa che nei 40 giorni dopo il parto il rischio di incorrere in manifestazioni da trombosi aumenta di 40 volte rispetto a una situazione di non gravidanza. Questi dati non devono allarmare, ma far capire quanto sia importante un’adeguata conoscenza del rischio trombosi, perché in questo caso è quanto mai vero il detto prevenire è meglio che curare’.
Le malattie da trombosi colpiscono organi diversi: la trombosi delle coronarie è l’infarto, la trombosi cerebrale la chiamiamo ictus, la trombosi arteriosa viene chiamata arteriopatia o aterosclerosi. Tutte le trombosi sono attivate da fattori diversi (processi infiammatori, deposizioni di calcio nella parete delle arterie, invecchiamento…), ma sono scatenate dalla formazione di un trombo, un piccolo coagulo di sangue che si forma in un’arteria o in una vena. Il trombo può occludere, anche solo in parte, un’arteria, il vaso che porta sangue e ossigeno ai tessuti: l’occlusione può impedire l’irrigazione dei tessuti e causare la morte delle cellule. Anche l’occlusione di una vena può causare danni all’organismo, a volte in modo più subdolo e senza sintomi clamorosi”.

Ha senso parlare di prevenzione?

“Di fronte a un rischio tanto elevato è importante informare e sensibilizzare le donne, perché sappiano che il momento della gravidanza è delicato dal punto di vista del rischio trombosi. Non vanno assolutamente trascurati sintomi quali crampi molto forti e gonfiore che interessa una sola gamba. Queste manifestazioni sono facilmente distinguibili dal normale senso di pesantezza alle gambe, più o meno accentuato, che colpisce le donne in attesa. Altri sintomi che devono spingere la donna a consultare immediatamente il medico sono un mal di testa molto forte o l’improvvisa perdita della vista o della parola o della forza in una metà del corpo per alcuni secondi.
Per poter curare la trombosi bisogna sospettarla, poi diagnosticarla. Diagnosticare una trombosi venosa nelle gambe richiede per esempio un test semplicissimo e non invasivo come l’eco-doppler.
In gravidanza è poi consigliabile utilizzare sempre le calze elastiche, anche se non si avvertono disturbi di circolazione: la compressione elastica degli arti inferiori migliora il circolo venoso e contribuisce a ridurre il rischio di trombosi. La Food & Drugs Administration, negli Stati Uniti, ha recentemente sottolineato l’importanza del problema emettendo una sollecitazione affinché tutte le donne in gravidanza usino le calze elastiche.
Regole da rispettare sono poi quelle relative al controllo del peso e non fumare, fattori che aumentano ulteriormente il rischio di trombosi.
Importante è anche la storia della propria famiglia: particolarmente attente devono essere le donne che hanno avuto in famiglia casi di malattie cardiovascolari: infarto, ictus, ischemia, embolia, trombosi venose.
Studi americani hanno dimostrato l’importanza dell’acido folico (vitamina B9) per diminuire il rischio di trombosi. Questa sostanza, che viene prescritta in gravidanza per impedire l’insorgere della spina bifida nel feto, ha anche un effetto protettivo nei confronti delle malattie da trombosi: questo risultato è emerso dopo che negli USA, all’inizio degli anni ’90, tutte le farine sono state addizionate di folati, con la conseguenza dimostrata non solo di ridurre i casi di spina bifida, ma anche di diminuire l’incidenza di malattie da trombosi, come l’infarto e l’ischemia cerebrale”.

Sul rischio di trombosi legato alla gravidanza esistono progetti di informazione?

“L’Associazione per la Lotta alla Trombosi ha ideato e avviato nella città di Cremona, con il supporto della Regione Lombardia, un progetto di informazione sul rischio di trombosi in gravidanza. Si tratta di una campagna informativa rivolta non solo ai medici di famiglia, ai ginecologi e alle ostetriche (attraverso corsi di formazione), ma che si prefigge lo scopo di raggiungere anche le donne, tramite la pubblicazione di un opuscolo informativo disponibile nei consultori, che verrà tradotto anche in francese e in arabo o in albanese”.

Fonte: Humanitas Salute

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