Screening per l’HSV in gravidanza: sì o no?


La notizia. Dalle pagine di due note riviste scientifiche statunitensi specializzate in ostetricia e ginecologia è emersa nei mesi scorsi la necessità di effettuare uno screening per il virus dell’Herpes simplex genitale a tutte le donne in attesa, o almeno prima dell’ultimo trimestre di gravidanza. All’appello ha risposto un commento apparso sul Lancet, nel quale viene sostenuta la tesi della non necessità di un tale screening.

I pro. I sostenitori dello screening generalizzato argomentano la loro tesi partendo dal presupposto dei due principali eventi avversi correlati con l’infezione erpetica in gravidanza: la possibile infezione neonatale al momento del parto e la necessità di ricorrere ad un taglio cesareo, nel caso in cui ci sia un’eruzione erpetica proprio al momento del travaglio. Individuare tutte le donne sieropositive per l’HSV genitale consentirebbe l’effettuazione per tempo di una profilassi antivirale, così da evitare l’eruzione erpetica in prossimità del parto e ridurre il numero di casi di ricorso al cesareo. Invece, le donne risultate sieronegative dovrebbero preoccuparsi esclusivamente di prendere le opportune precauzioni per evitare l’infezione.

I contro. Gli autori della pubblicazione del Lancet, al contrario, sostengono la sostanziale inutilità, nonché la possibile pericolosità di una tale strategia preventiva. Non c’è alcuna evidenza di benefici a favore del neonato nel caso di ricorso al cesareo per prevenire il contagio da lesioni erpetiche presenti nella madre. La donna, infatti, trasmette al feto gli anticorpi contro il virus, una protezione efficace, confermata indirettamente dalla limitata incidenza di casi di erpes neonatale. Ma quandanche si accettasse il ricorso al cesareo in caso di infezione genitale in corso, non ci sarebbe alcun supporto convincente a favore di una profilassi farmacologica antivirale da estendere a tutte le donne eventualmente risultate positive per l’HSV di tipo 2 o genitale. Ciò, infatti, significherebbe trattare con antivirali una donna su quattro tra quelle in attesa. Inoltre, non ci sono abbastanza dati disponibili che dimostrino la sicurezza a lungo termine di quelle molecole farmacologiche usate nella profilassi antiherpetica nelle donne gravide. Le reazioni di tipo idiosincrasico al trattamento potrebbero interessare un quarto delle donne in terapia. Per ciò che riguarda più direttamente lo screening specifico, più studi hanno dimostrato che esso non è costo-efficace. Lo screening non viene in alcun modo raccomandato né dalle linee-guida emanate dai Centers for Disease Control and Prevention sul trattamento delle malattie sessualmente trasmesse, né dal Royal College of Obstetricians and Gynaecologists. A tutto questo si aggiungerebbe anche il rischio di stigma per le donne sieropositive per l’HSV genitale e le possibili tensioni e ansie derivanti da qualunque sintomo a livello della zona perineale. In conclusione, sarebbe necessario effettuare un ampio studio prospettico sulle metodiche per prevenire il contagio nelle donne sieronegative al virus erpetico, prima di raccomandare l’effettuazione di un tale screening.

Bibliografia. Urato AC, Caughey AB. Universal prenatal herpes screening is a bad idea in pregnancy. The Lancet 2006; 368: 898-99.

Fonte: Yahoo! Notizie

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