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Aborto

Interruzione della gravidanza entro il 180° giorno dall'inizio dell'ultima mestruazione. Il termine aborto si riferisce all'espulsione spontanea, o provocata, dell'embrione o del feto quando questo non è ancora in grado di sopravvivere fuori dall'utero, e vale a dire entro il sesto mese di gravidanza. Dopo tale data si parla di parto prematuro. Le cause dell'aborto spontaneo non sono sempre determinabili, ma le più comuni sono il mancato annodamento della blastocisti, uno sviluppo anomalo dell'embrione e l'impossibilità fisiologica della madre a portare avanti la gravidanza. Il primo e più importante sintomo della minaccia di aborto è la perdita di sangue dalla vagina. Se l'emorragia è accompagnata da forti dolori addominali, continui o ritmici, con espulsione di coaguli di sangue, l'aborto è in genere già avvenuto. In ogni caso occorre interpellare immediatamente un medico che valuterà la situazione. Si parla di aborto abituale quando la donna subisce tre o più aborti spontanei. Un aborto incompleto, invece, è quando, dopo un aborto spontaneo, rimane del tessuto all'interno dell'utero. In tal caso sarà necessario effettuare un raschiamento. Se una donna decide di interrompere la propria gravidanza (IVG, Interruzione Volontaria della Gravidanza), si effettua un aborto provocato entro le 12 settimane e 5 giorni di gestazione. Si effettua in ospedale, in modo anonimo e con l'appoggio di uno psicologo che valuta la reale consapevolezza della scelta fatta dalla donna riguardo questa gravidanza indesiderata o con complicanze. Se compaiono difficoltà oggettive, entro o dopo tale data, che possono mettere in pericolo sia la vita della madre sia del feto, si può effettuare un aborto che in questo caso prende il nome di aborto terapeutico.
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