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Aspartame, perché evitarlo durante la gravidanza e non solo

Nuova ombra sugli edulcoranti. Due studi rilanciano i dubbi sull’aspartame: il primo porta la firma del ricercatore danese Thorhallur Halldorsson, che ha messo in correlazione il consumo dell’edulcorante con il rischio di parti prematuri per le donne incinte (il rischio aumenterebbe del 27% nel caso in cui si assuma una bevanda gassata al giorno che contenga edulcoranti intensi). Il secondo studio, invece, è stato condotto dal ricercatore italiano Morando Soffritti dell’Istituto Ramazzini di Bologna e individua un nesso tra l’assunzione di aspartame e l’aumento di tumori polmonari e al fegato. A fronte dei nuovi dati, l’Autorità Europea per la Sicurezza degli Alimenti (Efsa) esaminerà proprio questo mese lo studio a firma di Soffritti. Ma nel frattempo come comportarci?

Dubbio aspartame. L’aspartame è un dolcificante artificiale contenuto in circa 6 mila prodotti alimentari diversi, oltre che in numerosi farmaci, e si calcola che siano circa 200 milioni le persone nel mondo che ne fanno un consumo regolare. "In particolare, lo troviamo tra i cosiddetti edulcoranti da tavola usati per dolcificare il caffè, ma anche nei prodotti senza zucchero, come bibite, yogurt light, gomme da masticare e caramelle - spiega Catherine Leclercq, ricercatrice dell’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (Inran) - Talvolta è presente anche nelle bibite a base di succo di frutta, dove non ce lo aspetteremmo". Le maggiori quantità di edulcoranti vengono ingerite con le bevande, di cui spesso si fa un consumo regolare e in quantità significative.

Prestare attenzione. Nel corso degli anni, medici e ricercatori hanno più volte collegato alcune malattie croniche (o il loro peggioramento) all’assunzione di aspartame, parlando di tumori al cervello, epilessia, sindrome di affaticamento cronico, morbo di Parkinson, morbo di Alzheimer, ritardo mentale, linfoma, difetti della nascita e diabete. Di fronte ai dubbi internazionali, l’Inran ha diffuso ormai da tempo alcune linee guida che, in sostanza, recitano: "Pur se sostanzialmente innocui nelle dosi consentite dalla normativa vigente, gli edulcoranti sostitutivi dello zucchero possono avere limitazioni d’uso, per cui ne vanno controllate sia la presenza sia le eventuali controindicazioni attraverso la lettura dell’etichetta".

Il suggerimento è quello di evitare l’uso di edulcoranti in tenera età (fino ai 3 anni) oppure nei periodi di gravidanza e allattamento. "Ma ricordiamo a tutti che la migliore delle bevande rimane l’acqua, meglio quella del rubinetto per il suo basso impatto ambientale" sottolinea Leclercq.

Le dosi ammissibili. Ad oggi, l’Efsa quantifica in 40 mg per chilo di peso corporeo la dose giornaliera ammissibile per l’aspartame. E’ anche vero che queste dosi sono state fissate nell’ipotesi in cui la sostanza non sia cancerogena, perché in caso contrario verrebbero completamente smentite. "Gli studi considerati fino a questo momento dall’Efsa non erano abbastanza solidi da un punto di vista metodologico per definire l’aspartame cancerogeno - riferisce Leclercq - ma adesso arrivano nuovi dati, proprio nel momento in cui l’International Agency for Research on Cancer ha messo all’ordine del giorno la rivalutazione di tre edulcoranti, tra cui l’aspartame". Questo significa che dubbi di cancerogenicità esistono.

Finché non vengono chiariti, è bene limitare al massimo (se non evitare del tutto) l’uso di aspartame. "Ormai è risaputo che queste sostanze non aiutano a dimagrire se non viene contemporaneamente modificata la dieta - ricorda Leclercq - per cui è inutile introdurre nel nostro organismo sostanze estranee". Le caramelle e le gomme da masticare senza zucchero possono essere utili per prevenire le carie: siccome non contengono grandi quantità di edulcoranti intensi possono essere consumate dagli adulti, seppure con prudenza. Diverso il discorso delle bibite, che dovrebbero essere limitate o evitate del tutto. "Queste bevande, oltre agli edulcoranti, contengono altre sostanze estranee al nostro metabolismo, come i coloranti - conclude Leclercq - Tutto questo anche se gli additivi, cioè le sostanze chimiche che vengono aggiunte agli alimenti, vengono scelti sulla base di particolari proprietà tecnologiche, mentre rischi più elevati possono derivare dai contaminanti e dai pesticidi. Questi ultimi, infatti, vengono selezionati in base alla loro aggressività biologica e sono anche fonte di inquinamento ambientale".
Fonte: Vivere in armonia

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