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Ciao Lapo - dal dolore di una perdita l'aiuto per altri genitori.

Li chiamano “bambini meteora”. Sono i piccoli che non hanno fatto in tempo a vedere il mondo, nonostante i loro genitori li aspettassero con amore, e i loro cuoricini avessero battuto per mesi nei pancioni delle mamme, impazienti di vederli nascere. E’ una realtà della quale spesso si preferisce non parlare quella dei bimbi morti in utero. E’ un dolore che distrugge i genitori, impreparati ad affrontarlo perché in attesa di un evento gioioso come la nascita. La morte del bambino o della bambina crea un vuoto incolmabile, che si ha difficoltà a riempire. Si fa fatica anche perché, spesso, manca la giusta assistenza alle mamme e ai papà colpiti dal lutto, che si ritrovano così soli.

Ciao Lapo. E’ dalla storia di due genitori che hanno dovuto affrontare la perdita di un bimbo che, nel marzo del 2006, è nata Ciao Lapo , un’associazione per il sostegno a genitori che hanno dovuto affrontare la drammatica esperienza di un aborto o di una morte perinatale. «Aspettavamo Lapo, il nostro secondo figlio, per il 25 Marzo del 2006 – racconta Claudia Ravaldi, psichiatra e presidente dell’associazione - La gravidanza era stata considerata perfettamente fisiologica, i controlli segnalavano un bambino grosso e dalle guance paffute. «Questo bambino è bello come un angelo, guardate che guance e che gambe che ha» sono state le parole che hanno accompagnato l’ultima ecografia di controllo». E invece, due settimane prima della data in cui Claudia e il marito Alfredo Vannacci o attendevano la nascita di Lapo, il bimbo ha smesso di vivere. «Il dottore ci disse “Mi dispiace, non c’è battito”. Quelle parole mi risuonano ancora in testa, per l’abisso in cui hanno gettato me e mio marito. Come proiettata in una dimensione parallela sono stata poi dimessa dall’ospedale, con il consiglio di prendere delle gocce per dormire e fare un altro bambino appena fosse stato possibile».

Claudia e Alfredo erano affranti, ma soprattutto si resero conto di non poter contare su alcun tipo di sostegno. «Dopo due settimane che dormivo poco, ho cominciato a fare delle ricerche in rete scoprendo che, in altri Paesi, esistevano strumenti di supporto psicologico per aiutare i genitori ad affrontare momenti simili – spiega Claudia - Ho cominciato a provare sdegno per il trattamento che mi era stato riservato. Poi ho scoperto che in Italia esisteva solo un gruppo di auto aiuto a Bolzano, in lingua tedesca. Mi sono detta che dovevo fare qualcosa per aiutare chi, come me, aveva vissuto un’esperienza così drammatica».

E’ così che Claudia insieme al marito, medico tossicologo, decide di fondare “Ciao Lapo”: «Nell’aprile 2006 abbiamo cominciato il nostro lavoro su due fronti – spiega - Terapia d’urto e accoglienza del genitore, e collaborazione con altri medici per coinvolgere nel progetto ostetriche, ginecologi, psicoterapeuti. Ciao Lapo si occupa di formare personale ospedaliero che sia in grado di fornire supporto ai genitori colpiti da questo tipo di lutto. La difficoltà più grande, però, è quella di diffondere una coscienza dell’esistenza di questo problema, promuovendo la cultura della prevenzione: la prevenzione degli eventi di questo tipo, infatti, non è così alta come ci si aspetterebbe. Si sa abbastanza delle gravidanze successive alla perdita ma nel 40-50% dei casi non si riesce a sapere nulla di quando la morte in utero potrebbe verificarsi per la prima volta».

Una sede a Roma. Da Prato, città in cui Claudia e Alfredo vivono e lavorano, l’associazione si è estesa a Firenze, poi in Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Abruzzo e ora anche nel Lazio. «Stiamo lavorando per aprire una sede a Roma - racconta Marianna Montelucci, laureanda in Scienze dell’Educazione a Roma Tre e delegata del Lazio per “Ciao Lapo” - Molte mamme romane ci hanno contattato per raccontare la propria esperienza. Personalmente, mi occupo anche di “ritrovare” i bambini. Molti genitori non vengono infatti informati che esiste il diritto di sepoltura, per cui accade che lo facciano gli ospedali, che hanno dei “campi degli angeli” all’interno dei cimiteri dove questi bimbi vengono sepolti. Numerose mamme, a mesi di distanza, chiedono però di poter ritrovare i propri bambini. E’ da qui che comincia un percorso di elaborazione del lutto, che è un primo passo per superare il trauma».

Ma quanti sono i bambini meteora? «Ogni anno 250mila donne perdono un bambino durante la gravidanza – afferma la dottoressa Ravaldi - E sono 2mila i bambini persi dalla 36° settimana di gravidanza fino a 1 mese dopo la nascita. E’ facile capire, quindi, che il fenomeno coinvolge tantissimi genitori. Ecco perché è importante che “Ciao Lapo” cresca, coinvolgendo strutture ospedaliere di tutta Italia. Per l’apertura di una nuova sede a Roma devo ringraziare soprattutto l’attività della dottoressa Veronica Rondinelli, psicoterapeuta che opera nella capitale e che è riuscita a creare questa collaborazione».

Tre eventi nella capitale. Proprio per sancire l’inizio dell’attività di “Ciao Lapo” a Roma, l’associazione ha organizzato due eventi: il primo, il 23 maggio all’ospedale Villa San Pietro, è un corso di formazione del personale. Poi, la sera del 23 maggio, uno spettacolo al Teatro Santa Chiara tenuto dalla compagnia teatrale di Mimmo Strati, i cui ricavi andranno all’associazione. Il 1 giugno, sempre a Roma a Villa Pamphili, ci sarà invece un raduno nazionale per le mamme di tutta Italia, con un simbolico lancio di palloncini e l’esposizione della “coperta della memoria”, realizzata dai genitori per ricordare i piccoli scomparsi.
Fonte: Il Messaggero

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