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Con la legge 40 diminuiscono le probabilità di gravidanza

Milano. Sono diminuite, più del 10%, le probabilità che gli interventi di fecondazione assistita si traducano in una gravidanza e nella nascita di un bimbo dopo l’entrata in vigore il 10 marzo del 2004 della legge 40. Il dato emerge da un bilancio sulle attività dei principali centri italiani di Pma, che complessivamente “coprono” il 20% degli interventi realizzati in tutta la penisola. A evidenziarlo, ieri a Milano durante il Convegno “Riproduzione assistita: obiettivo per la vita”, promosso dalla Fondazione Cure Onlus e in corso al Palazzo delle Stelline, è stato Enrico Ferrazzi, presidente della Fondazione Cure nata al polo ospedaliero Sacco dell’università degli Studi del capoluogo lombardo. L’“effetto legge 40” è stato confermato anche da Filippo Ubaldi, del board scientifico della principale società di medicina riproduttiva del mondo. «Su un totale di circa 20 mila cicli di fecondazione in vitro - sottolinea l’esperto - il calo delle gravidanze registrate in Italia nel 2004 rispetto agli anni precedenti è pari al 3%, e il numero di aborti è aumentato del 5-6%». In particolare nelle coppie con partner maschile affetto da gravissima infertilità, e le coppie in cui la donna è over 35 o under 28. Nel primo gruppo (partner maschile infertile), «secondo i dati raccolti dai principali centri italiani di Pma, dopo la legge 40 la percentuale di successi è scesa dal 35% al 23% circa (variazione superiore al 10%)”, dice Ferrazzi. Nella seconda categoria (donne ultra 35enni, con cellule uovo meno numerosi e meno vitali), “la variazione è stata del 5-10% a causa del vincolo che impone di fertilizzare soltanto tre ovociti» per volta. Infine, nelle donne under 28, «il dato crudele è che sono aumentate dal 14% al 22% le gravidanze gemellari, e dal 2% all’11% quelle trigemellari». «Il problema - precisa infatti lo specialista - è che, non potendo selezionare gli embrioni più vitali e congelare gli altri, tutti e tre gli embrioni prodotti vengono impiantati in utero». E siccome le donne più giovani hanno ovociti “vivaci”, «facilmente danno vita a due o a tre bambini». Il suggerimento al ministero della Salute che ha ricevuto i dati del Registro nazionale sulla Procreazione medicalmente assistita, dunque, è di «considerare con grande attenzione la possibilità di identificare determinate categorie più a rischio di insuccesso negli interventi di Pma - dice Ferrazzi - e di prevedere su questa base delle ’correzioni’ mirate. Pur nel rispetto dell’impianto legislativo, e magari sulla base di quello che si fa anche in Europa». Un altro fenomeno-conseguenza della legge 40 è il “turismo della provetta”, con «coppie che inviano gli spermatozoi in Romania, comprano un ovocita al prezzo di 280 euro, lo fanno fertilizzare e attendono l’embrione di ritorno seduti comodi in poltrona». Parola di Enrico Terrazzi. Il fatto più preoccupante «è che spesso i partner italiani con problemi di fertilità si rivolgono fuori dai confini della penisola anche quando non ce ne sarebbe bisogno».
Fonte: Il Meridiano

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