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I batteri buoni contro la toxoplasmosi.

L'infezione parassitaria da toxoplasmosi può anche passare inosservata nei soggetti sani, ma può essere motivo di preoccupazione in gravidanza. Difatti, contrarre questa malattia durante la gestazione può indurre una toxoplasmosi congenita al nascituro. La maggiore incidenza di sintomi e pericolosità si ha durante i primi 3 mesi della gravidanza.
La toxoplasmosi si può contrarre mangiando carne infetta, specialmente carne di agnello, o comunque poco cotta e salumi.

Il bambino a cui è stata trasmessa la toxoplasmosi mentre era un feto è probabile che manifesti i sintomi più avanti nel tempo, anche a distanza di anni. Tra questi ci sono: fegato o milza ingrossata, anemia, esantemi, emorragie sottopelle, ittero, linfonodi ingrossati, febbre.
Un nuovo studio, condotto da scienziati del Southwestern Medical Centre presso l'Università del Texas a Dallas, ha messo in evidenza come i batteri buoni dell'intestino possano giocare un ruolo primario nella prevenzione nelle infezioni e, in particolare, contro la toxoplasmosi.

La ricerca fatta sui topi ha dimostrato che il batterio T gondii (quello della toxoplasmosi) attiva delle specifiche proteine immunitarie nell'ospite dette "recettori 11" (TRL-11) che aiutano a controllare la risposta immunitaria al parassita. Tuttavia, fanno notare i ricercatori, l'uomo non dispone di una forma attiva di questo recettore.
Un modo per sopperire a questa mancanza sono i batteri buoni che se presenti in numero adeguato e attivi possono delle specifiche molecole in grado di avvertire l'organismo della presenza del parassita.
A seguito di ciò, gli scienziati suggeriscono che «anche se i dati acquisiti sono prematuri, i nostri risultati suggeriscono che potendo cercare i batteri presenti nell'intestino di ciascun paziente, questo potrebbe aiutare i medici a comprendere la suscettibilità alle malattie infettive».
Il dr. Felix Yarovinsky che ha coordinato lo studio, ha infine sottolineato come questi risultati possano «suggerire anche la possibilità di sviluppare nuove strategie con l'uso dei probiotici per il trattamento delle infestazioni parassitarie come la toxoplasmosi e criptosporidiosi, una malattia causata dal parassita Cryptosporidium».
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista "Cell Host & Microbe".
Fonte: La Stampa

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