Gravidanza Web.it

Prima e durante la gravidanza
Gravidanza Web.it
Rimani aggiornata con la NewsLetter
Email:
Iscriviti  Cancellati 
Gravidanza Web.it Cerca Gravidanza Web.it
Google
Web Trova nel sito
Gravidanza Web.it Solidarietà Gravidanza Web.it

Dai il tuo 5x1000 ad ActionAid


Aiuta un bambino, regalagli un sorriso
Aiuta un bambino, regalagli un sorriso

Adotta un bambino a distanza
Adotta un bambino a distanza

Il bimbo nasce prematuro? La maternità dura solo quattro giorni.

Ha partorito tre mesi e mezzo prima del previsto. Il piccolo, prematuro, è stato ricoverato nella terapia intensiva neo natale di Careggi dove è rimasto per circa cinque mesi. Il bimbo e la mamma, fiorentina di 27 anni, stanno benissimo. Il parto avvenuto a febbraio non ha avuto conseguenze, ma ha prodotto una causa molto importante che la giovane madre ha presentato al tribunale del lavoro di Firenze contro l’Inps. Se vincesse — il giudice si pronuncerà il 21 ottobre — la sentenza farebbe giurisprudenza, o meglio, sarebbe il primo caso in Italia. Per capire bene questa storia bisogna cominciare dall’inizio. La mamma, che lavora in un’azienda privata, partorisce a febbraio. Ed essendo un prematuro non può godere dei due mesi di astensione da lavo­ro (con indennizzo dell’Inps) previsti per legge e precedenti alla data prevista del parto. Secondo la normativa ad ogni donna lavoratrice spettano cinque mesi di assenza da lavoro 'coperta'. Due prima e tre dopo la nascita del figlio. Nel caso di un parto prematuro i cinque mesi possono essere goduti interamente al termine della gravidanza.

CAUSA ALL'INPS - E qui comincia la disavventura della giovane mamma — assistita dagli av­vocati Gabriella Del Rosso e Yara Serafini — che ha poi deciso di fare causa all’Inps. Dopo aver partorito gode dei cinque mesi di astensione dal lavoro previsti per legge. Ma il bambino, passa l’intero periodo di astensione post-partum della madre, nelle incubatrici della terapia intensiva neonatale di Careggi. In pratica la mamma è rimasta a casa quando il bimbo era ricoverato ed ha finito il periodo di maternità — dovendo tornare a lavoro — proprio quando il bimbo è stato dimesso ed ha fatto il suo primo ingresso in famiglia. In tutto, la mamma e il figlioletto hanno trascorso assieme solo quattro giorni. A quel punto la giovane donna ha spedito al proprio datore di lavoro e all’Inps la domanda diretta per ottenere un prolungamento dell’astensione post-partum. La domanda, spiegano gli avvocati della donna, è rimasta senza risposta.

TORNATA AL LAVORO - La donna insomma è dovuta tornare a lavoro. "Ciò è grave — spiega Yara Serafini — se si tiene conto che l’astensione della madre dal lavoro tutela non solo la donna lavoratrice, ma lo stesso minore che ha diritto di instaurare un rapporto con la mamma nei primi mesi di vita, tanto più importante in quanto nato prematuramente e quindi più 'fragile' di un bimbo nato al nono mese". La legge non prevede tutela in casi di questo genere e dunque la giovane mamma e i suoi avvocati si sono trovati di fronte ad un vuoto normativo. C’è una sentenza della Corte Costituzionale che aveva affrontato il problema invitando il legislatore ad intervenire. Nel 2001 sono state introdotte alcune tutele in più rispetto alla precedente disciplina, ma ha lasciato sguarniti di diritti casi come quello appena descritto. E i legali che seguono questa vicenda hanno chiesto al giudice di prevedere che l’astensione post partum pari a tre mesi decorra non dalla data del parto ma dalla data dell’ingresso in famiglia del bambino.
Fonte: Corriere Fiorentino

Torna alle notizie
 
 
 
Aggiungi Gravidanza Web.it ai preferiti | Disclaimer | Gravidanza Web.it