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Le neo mamme abbandonano il lavoro.

Ogni giorno, in Piemonte, secondo i dati dell´assessorato, tre donne abbandonano il proprio lavoro dopo essere diventate madri nei dodici mesi precedenti. Le ragioni sono sempre le stesse: «Non mi concedono il part time», «l´ufficio è troppo lontano da casa», «non trovo un asilo nido che accolga il mio bambino», «Nessuno mi dà una mano». E la conciliazione dei due ruoli - madre e lavoratrice - diventa impossibile.

Per arginare un´emorragia di posti di lavoro, ma anche di competenze e esperienze preziose per le aziende, arrivano le lezioni - al Sant´Anna, durante i corsi pre-parto - che chiamano in causa direttamente gli uomini: se anche loro si svegliassero la notte per accudire un neonato che piange, se anche loro sapessero e volessero dividere la routine pappa-cambio-nanna, meno donne dovrebbero rinunciare a posto e stipendio.

Ma, soprattutto, l´obiettivo di «Condividiamo con i papà» è quello di convincere i riottosi operai, impiegati, professori o manager a scegliere anche loro i congedi parentali, utilizzando la legge che consente a entrambi i genitori di restare a casa al 30 per cento dello stipendio (una volta esauriti i cinque mesi di maternità obbligatoria) nei primi anni di vita del bambino. Oggi lo fa soltanto il 4 per cento, davvero troppo poco per parlare di vera condivisione.

L´iniziativa, che verrà presentata mercoledì mattina al «Sant´Anna» dalla consigliera regionale di Parità Alida Vitale, dall´assessore al welfare Angela Migliasso e dalla direzione dell´ospedale, coinvolgerà nei prossimi dodici mesi almeno 1.500 coppie, giovani e meno giovani, italiani e stranieri. Le ostetriche, già in passato protagoniste dei corsi pre-parto, riceveranno una formazione ad hoc per spiegare alle donne i diritti che riguardano il lavoro dopo la maternità, e agli uomini che non c´è nulla di disonorevole né di poco virile nel restare a casa col proprio bambino, soprattutto quando questa è la strada migliore per far sì che due stipendi e non uno soltanto possano continuare ad arrivare in famiglia.

Così, nella piccola palestra nei sotterranei dell´ospedale e nella Sala Rossa del quarto piano le signore col pancione e i loro mariti e compagni vedranno un filmato che racconta per simboli e storielle le varie forme di discriminazione che ancora troppe donne subiscono dopo essere diventate mamme (le dimissioni fatte firmare ‘in bianco´ al momento dell´assunzione, le pressioni per rinunciare al posto, il rifiuto del part time e altro ancora) ma anche i possibili rimedi: la fatina azzurra, in questo caso, è la consigliera di parità, alla quale rivolgersi in caso di dubbi, mobbing o altre difficoltà.

In cantiere c´è anche l´idea di integrare con fondi regionali lo stipendio ridotto al 30 per cento durante i congedi: la maggioranza degli uomini guadagna più delle mogli, ed è questo che fa pendere la bilancia in favore della scelta delle donne di restare a casa, per qualche mese o per sempre. I corsi durano dieci (formula breve) o sedici ore, e le nuove ‘materie di studio´ occuperanno un paio di incontri, tra una visita in sala-parto (le future mamme e soprattutto i futuri papà preferiscono sapere prima che cosa li attende) e una lezione di cambio pannolini fatta utilizzando un bambolotto.

Il Sant´Anna, l´ospedale materno-infantile più grande del Piemonte, uno dei più grandi d´Europa, è solo l´inizio di questo esperimento ‘ educativo´. E in cattedra saliranno anche i volontari del "Cerchio degli uomini", l´associazione nata per affrontare il disagio e le paure maschili. E per parlarsi, appunto, da uomo a uomo.
Fonte: La Repubblica

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