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Lettera di una mamma: l'esperienza del mio terzo parto.Vi riporto una lettera, scritta negli anni '50 da una mamma che racconta così il suo terzo parto. Per la storia, posso raccontarvi che fu una delle prime donne che sperimentò la tecnica del "parto naturale", implementata dal prof. Cornali in Italia (si trattava di un progetto pilota di applicazione delle avanguardistiche tecniche di rilassamento nel parto della scuola russa, sbarcate a parigi e studiate da alcuni ostetrici di fama internazionale). Ma in realtà ciò che è notevole nella lettera è il suo tono toccante e la grande consapevolezza della mamma. Per anni, questa lettera fu letta alle gestanti durante i corsi preparto dell'ospedale Principessa Jolanda, dove il parto fu espletato (tratto da: www.edu-sessualità.it)
È bello partorire. Leggo nel mattutino e nel vespro:
«Maria contempla estatica del mondo il Creatore dal seno Suo procedere, da Lei nel mondo uscir.»
E sono tutta un inno di ringraziamento. C’è voluta una quarta bambina perché io divenissi veramente mamma, c’è voluto questo parto perché anch’io potessi pensare: «Contemplo estatica una creatura procedere dal mio seno, da me nel mondo uscir». Ecco ciò che ho sentito in quei pochi minuti di parto. La sensazione di qualcosa che sfugge dal mio grembo, di un essere che esce da me, quasi altra me stessa, per vivere una nuova vita. E la gioia di dire: io sola l'ho fatta nascere (mi perdoni il medico e l'ostetrica).
Se ripenso alle ore precedenti, se ripenso al marito che stanco dormiva accanto a me profondamente, vorrei gridare alle donne: Abbiate un figlio solo per provare l'esclusività del parto. Non è entusiasmo. Tutto è calcolato, soppesato nei minimi particolari. Finalmente posso dire agli uomini: Una gioia non proverete mai: partorire. Una superiorità che la donna ha finalmente su di voi. Non rida dottore, ma ho avuto l'idea netta, chiara che il partorire è una faccenda nostra, un compito nostro come il disporre dei fiori in un vaso o il preparare una minestra calda. Un privilegio nostro al quale non vorrei mai rinunciare. Ed ora mi sto godendo alcuni giorni di pace, di riposo, di vacanza.
Faccia quel che vuole di questa lettera ma sarei lieta che la leggesse giù al corso: forse potrà servire a qualcuna. Pensando a questo mi permetta di ripetere qualche riflessione. Alle prime contrazioni non vi preoccupate se non riuscite a far bene la respirazione ed il rilassamento: sono contrazioni brevi con intervalli magari lunghi. Approfittate per allenarvi e riposate. Poi quando diverranno frequenti, ricordatevi che la mia bambina è più bella perché è rosa. Chiudereste la bocca e il naso al vostro bambino fino a farlo divenire rosso magari blu solo perché vi importuna mentre avete un atroce mal di capo? Il dottore ha detto che gli Americani attribuiscono varie malattie alle sofferenze provate dal bimbo durante il travaglio. Noi non ci crediamo, però può fare bene pensarlo quando le contrazioni si fanno più frequenti.
Troverete che il letto di gomma non vi aiuta molto mentre respirate, se ne andrà un po’ per conto suo... beh qui arrangiatevi come potete, al prossimo parto gli ostetrici ci avranno fornito di un letto speciale!
Così vi sarà qualcuno che vi farà una domanda gentile proprio quando c’è una contrazione e state respirando. In questo caso ... fate le maleducate e non rispondete. Avrete tempo dopo, altrimenti ... tanto peggio. Non abbiamo un bel cartello su di noi con scritto «partorisco col metodo».
La vicinanza del marito? Checché ne dica il dottore io la trovo favorevole (non so che ne sia della mamma, ma se questa è intelligente e segue l'esperienza della figlia con interesse penso possa pure essere favorevole). l'avere qualcuno accanto che sappia che cosa state facendo, che interrompa il discorso quando voi fate silenzio e non lo guardate, che segua magari il vostro respiro e vi dica ecco il grafico della tua contrazione, una punta... una punta e poi un’altra... Non tutte le contrazioni infatti sono simili (non lo sapevo prima). Si possono fare dei bei disegni, magari un paio di colline con in mezzo il Cervino o il Monte Rosa. Potete poi discutere e vedere se siete state brave o no.
Respirazione e contrazione: il binario sul corpo che riposa.
È essenziale e facile. Direi che, sentita la contrazione, subito rilassate e abbandonate al corpo che vi sostiene (di giorno ero sulla sdraio o in piedi appoggiata al muro) diviene istintiva la respirazione con la cupola del diaframma. (Perdoni dottore, insisto su questo perché a ginnastica la signorina diceva «respirate in gola» ed io che seguivo alla lettera contraevo il diaframma e mi sforzavo di fare una respirazione più alta possibile all'apice del polmone, faticosa, irregolare che mi lasciava stanchezza oltre che al diaframma anche ai grandi dorsali. Per questa ragione non riuscendo a seguirla mi scoraggiai. Vi sono andata due sole volte infatti. Ciò che mi aiutò e mi fece capire che forse io non avevo ben inteso la signorina era la storia dell'uomo delle caverne col diaframma robusto che ora hanno solo i cantanti e la vista della sua mano piegata con le dita fluttuanti.)
È lo sfuggire di una parte del corpo, e solo di quella!, a qualcosa il cui contatto provoca dolore.
Quando le contrazioni saranno lunghe fatevi dare ... un panno che vedrete resterà quasi asciutto. Il pensiero di poter fare liberamente senza lasciare tracce sul letto vi aiuterà a rilassare il perineo. Allora sentirete qualcosa che si dilata, avrete una sensazione piacevole come è piacevole lo svuotamento di una vescica tenuta troppo a lungo piena, una sensazione di liberazione, l'impressione che qualcosa all'interno venga ad occupare questo nuovo spazio e la contrazione che finisce quasi subito.
Se è notte dormite tra una contrazione e l'altra. Non so come vada con un sonnifero poiché io non ne avevo bisogno: il rilassamento mi faceva subito prendere sonno. Se è giorno riposate lo stesso: la contrazione vi sveglierà. Sentirete qualcosa all'utero. Rilassatevi. Respirate bene.
Quella sensazione è una contrazione e solo una contrazione come per qualsiasi altro muscolo. Se non respirate, se vi abbandonate a partorire come tutte le altre donne, quella sensazione sarà un dolore che vi farà torcere sul letto.
In sala parto fanno piacere le calze di lana, avrei gradito due cuscini pure di lana ai reni (li ho sostituiti con la camicia).
Le sarei stata grata dottore se mi avesse parlato prima del brivido: era ciò che più di tutto mi impressionava, più ancora della sua faccia. Non ricordo infatti nulla degli altri due parti. Solo che il primo ebbi l'anestesia totale alla fine e lo trovai bestiale, il secondo -- gemellare -- fu doloroso e laborioso. Questo prova che non erano fatti bene, non secondo natura. Parto naturale, aggettivo esatto. Così infatti penso partoriscano gli animali.
Le nostre gambe sono rilassate. Ma questa è la posizione naturale istintiva di quella parte del corpo, solo lavora il nostro diaframma, il nostro collo e le nostre braccia. Dico lavora ed è esatto: spingono qualcosa lontano da noi come un carrello un po’ pesante.
Ma i nostri polmoni sono pieni d’aria, abbiamo un’impressione di benessere, confrontato all'avambraccio del medico che premeva una volta sul nostro ventre.
Siamo conscie di ciò che facciamo, comprendiamo che quello e non un altro movimento dobbiamo fare, che se sbagliamo -- come feci io una volta -- le «carognette siamo noi».
l'ostetrica mi disse «si vedono i capelli ma non il sesso» e ciò è carino, ci sta bene. Si può chiacchierare e scherzare, sinceramente. Un attimo solo ho avuto l'impressione brutta quasi disperata, di non saper che fare, l'ultimo istante: un bruciore che non mi spiego (alcool sui guanti dell'ostetrica?) pochissimi secondi in cui l'ostetrica, penso, liberasse la testa del bambino. Ed io ero seduta ad aspettare di vedere la piccola.
«Fagliela vedere» diceva il medico. «Un momento», c’era il cordone da sistemare, pensai.
«È rosa!» e ho osservato per la prima volta la vernice caseosa con un certo interesse.
Quando l'infermiera mi mise vicino al volto il piccolo viso non lo baciai, per igiene, ma ne avevo tanta voglia. Fui paga di avere la mia guancia contro la sua.
E fu una grande gioia. Non era l'essere che mi aveva fatto soffrire, per la prima volta era la mia bambina che aveva lavorato con me.
Grazie dottore.
Sito internet: www.corsipreparto.com
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