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Mamma? niente lavoro: 6 donne su 10 si sentono discriminate.

Il 60% delle donne italiane ha la percezione dell'essere discriminate, dato che cala al 40% se si passa ad una media europea, ma il dato è comunque preoccupante. Sono questi i dati dell'Eurobarometro 2007, che misura il livello delle discriminazioni all'interno dell' Unione Europea. Dati che ieri sono stati illustrati a Bologna nel convegno 2007 contro le discriminazioni, promosso dalle consigliere di parità della Provincia di Bologna, in occasione dell'anno europeo delle pari opportunità. "Le discriminazioni per le donne esistono, e in ambito lavorativo le cose sono peggiorate col passare degli anni", dice Anna Sarfi, Cgil, intervenuta al convegno. Infatti le donne subiscono condizioni economico - sociali sfavorevoli, "guadagnano meno dei maschi e hanno difficoltà a mantenere il posto di lavoro a causa della maternità".


Per loro bisogna dunque fare qualcosa, dato che "non sono una delle tante categorie - spiega Sarfi - ma sono la metà del mondo". In media, infatti, le donne guadagnano il 20% in meno dei colleghi maschi, nonostante abbiano un titolo di studio più elevato. Nel mercato del lavoro italiano, infatti, le laureate sono il 33% contro un 21% dei laureati. Su un campione di 5.000 italiane intervistate da Isfol e ministero del Lavoro all'interno dell'indagine Plus, il 39% afferma che essere donna è una condizione svantaggiosa e il 56% che le discriminazione di genere è diffusa. Solo il 33% è a conoscenza dei propri diritti e il 53% crede che lo stato non faccia abbastanza.Per quel che riguarda la maternità, che sembra essere ancora la principale discriminante delle donne sul lavoro, a fronte di una media nazionale di un 60% di donne che lavorano prima di rimanere incinta, sono solo il 50% quelle che continuano a lavorare dopo il parto.



Si perde quindi un 10% di forza lavoro "rosa", cioè una donna su dieci. La maggior parte di chi abbandona lo fa per motivi positivi, in più dell'85% dei casi, infatti, lo fanno per stare col figlio. Mentre per il restante 15% la scelta è subita passivamente, in particolare tra le più giovani, che non hanno contratti che garantiscono il mantenimento del posto durante la maternità. Ma i problemi dell'occupazione femminile non riguardano solo la maternità. L'abbandono temporaneo o definitivo dipende infatti per il 15% causa fine di un lavoro stagionale o temporaneo, per il 32% per prendersi cura dei figli, per l'8,5% per la conclusione di un contratto, per il 9,3% per la chiusura della ditta e a causa di un licenziamento per il 5,2%. Si tratta principalmente di cause indotte in particolare per motivi extrafamiliari in cui la scelta è vissuta passivamente. Problemi si riscontrano anche nella ricerca del lavoro.


Il 20% delle donne ha opportunità lavorative che richiedono una formazione inferiore a quella che hanno, il 50% invece ha una formazione inadeguata al lavoro disponibile. In particolare il 43% delle donne ha rifiutato un'offerta di lavoro perchè la retribuzione richiesta era inferiore alle sue richieste, o la differenza tra costi e benefici era svantaggiosa. Parliamo della differenza tra spese per mobilità e cura della famiglia, contro realizzazione lavorativa e reddito. Il 16% invece ha rifiutato il lavoro perché di livello inferiore alle aspettative o per forma contrattuale non adeguata o per orario di lavoro eccessivo alle disponibilità.
Fonte: DireGiovani

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