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Scoperto l'ormone che provoca la depressione post-parto.In uno studio condotto in California su 100 donne, i livelli dell’ormone pCRH (placental corticotropin-releasing hormone) alla 25esima settimana di gravidanza ha permesso di prevedere in anticipo la possibilità che tre quarti delle esaminate potessero sviluppare la depressione post-parto.
I risultati di questo nuovo studio sono stati pubblicati in “Archives of General Psychiatry”.
I ricercatori hanno detto che applicando lo studio a grandi numeri e ottenendo i risultati sperati, questo test potrebbe essere utilizzato di routine per prevedere la depressione e agire in tale senso.
La depressione post-natale generalmente si manifesta entro quattro-sei settimane dopo il parto e colpisce il 10-15% delle neo-mamme. Tra i fattori di rischio noti vi sono una storia di depressione, eventi molto stressanti, la mancanza di sostegno sociale, scarsa autostima, ansia o stress durante la gravidanza.
Ci sono già stati altri studi che hanno esaminato gli effetti degli ormoni durante la gravidanza, ma questo è il primo che ha osservato e misurato il rapporto tra l’ormone pCRH e la depressione.
Sono stati prelevati campioni di sangue dalle donne incinte a 15, 19, 25, 31 e 37 settimane di gravidanza, mentre i sintomi della depressione sono stati valutati in occasione delle ultime quattro visite e poi dopo una media di 8,7 settimane dopo il parto. In totale, 16 delle donne esaminate hanno sviluppato i sintomi di depressione post-natale.
I ricercatori hanno scoperto che i livelli di pCRH intorno alla 25esima settimana di gravidanza aiutano a prevedere il futuro sviluppo della depressione. Questi livelli aumentano la produzione di Cortisolo che protegge e aiuta a combattere lo stress. Dopo il parto i livelli di pCRH scendono drasticamente e questo porta anche a un calo evidente di Cortisolo. I ricercatori ne hanno dedotto che nelle donne con elevati livelli di pCRH questo calo è più marcato.
Anche se sono necessari studi più approfonditi su un numero significativo di donne, gli scienziati affermano che una volta identificato il probabile sviluppo della malattia è possibile intervenire per tempo e in modo efficace.
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