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Stretta sull'amniocentesi anche dopo i 35 anni.

Troppe amniocentesi, il governo pianifica di tagliare i fondi anche ai nascituri. Secondo le nuove linee guida sulla gravidanza, amniocentesi e villocentesi non saranno più gratuite per tutte le donne sopra ai 35 anni. Se le proposte verranno recepite dal ministero della Salute, gli esami diventeranno di “secondo livello”. Resteranno cioè a costo zero solo per quelle mamme considerate a rischio secondo un test combinato che mette insieme età della donna, translucenza nucale (un’ecografia che si esegue tra l’11esima e la 14esima settimana) e una serie di test del sangue.

“Come dice Marziale, c’è qualcuno che senza sapere come né perché, non vuole bene alle famiglie” commenta Carlo Flamini, membro del Comitato nazionale di bioetica e professore di ginecologia e ostetricia all’università di Bologna. “Questi test preliminari non danno i risultati pressoché certi dell’amniocentesi. Si limitano a indicare un dato statistico: la percentuale del rischio che il bambino nasca con la sindrome di Down”.
In regime privato, il costo di un’amniocentesi parte da 600 euro per toccare i mille quando include la ricerca di altre patologie. “I costi risparmiati riducendo le amniocentesi gratuite – secondo Flamini – verranno bilanciati dall’aumento di bambini Down. Per non parlare del dolore individuale di genitori e figli. Temo che si faccia tutto questo per scacciare l’idea dell’eugenetica senza tenere conto che le famiglie vogliono semplicemente un bambino normale, non destinato a soffrire”.

Secondo gli esperti incaricati dal ministero della Salute di redigere le linee guida, la gravidanza in Italia resta troppo medicalizzata. Ogni 100 parti in media si svolgono 15,4 amniocentesi. “Ma c’è un rischio di perdite fetali di circa il 2%” spiega Vittorio Basevi del Ceveas, il Centro per la valutazione dell’efficacia dell’assistenza sanitaria che con l’Istituto superiore di sanità ha preparato le linee guida. Nelle madri con più di 40 anni il prelievo del liquido amniotico viene effettuato nel 43,4% dei casi.
Fonte: Repubblica

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