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Un trasferimento embrionale, una gravidanza

I riceratori mirano ad arrivare a un gruppo di pochi geni che sia altamente predittivo della capacità della blastocisti di dare luogo a una gravidanza.

Nella fecondazione in vitro con trasferimento dell'embrione, gli ovuli sono fecondati con gli spermatozoi per essere poi sviluppati in provetta per quattro-cinque giorni fino allo stadio di blastocisti. Al momento non sono disponibili metodi efficaci per stabilire, prima del loro impianto nell'utero, quali di queste blastocisti abbiano le migliori caratteristiche per riuscire a impiantarsi e a svilupparsi con successo; l'esame a cui sono sottoposte si limita sostanzialmente al controllo al microscopio per appurare che la morfologia della blastocisti non presenti anomalie tali da rendere improbabile la gravidanza.
Per elevare le probabilità di successo vengono quindi spesso impiantate più blastocisti, ma così si aumentano anche le probabilità di parti plurigemellari. L'eventuale mancato impianto dell'embrione trasferito può essere legato a problemi di ricettività da parte dell'utero materno, ma non di rado è dovuto alle caratteristiche della blastocisti stessa.

Ora, un gruppo di ricercatori della Monash University, in Australia, riferisce in un articolo pubblicato sulla rivista "Human Reproduction" di avere sviluppato un metodo che permette di identificare prima del trasferimento le blastocisti che hanno le maggiori probabiltà di dare luogo a una gravidanza una volta impiantate: "La tecnica dell'impronta digitale del DNA (DNA fingerprinting) è la forma più recente di identificazione biologica, ma finora non era mai stata utilizzata per identificare l'origine embrionale del neonati nati da trasferimento embrionale, né per studiare l'espressione genetica. Noi abbiamo utilizzato una nuova strategia che sfrutta una combinazione di biopsia della blasticisti, DNA fingerprinting e analisi con microarray per identificare le blastocisti con maggiori probabilità di successo fra quelle da trasferire alla paziente. Il nostro scopo finale è quello di identificare il profilo delle espressioni genetiche delle blastocisti più adatte", ha detto David Cram, che ha diretto lo studio.

Per ottenere il loro risultato i ricercatori hanno prelevato una singola cellula da ciascuna delle blastocisti destinate a essere trasferite in 48 donne; successivamente hanno amplificato questi campioni per poi sottoporli all'analisi dell'espressione genica. I risultati sono stati quindi confrontati con l'analisi dell'espressione genica di cellule del sangue ombelicale dei bambini nati dalle gravidanze andate a termine.

Per il momento, considerato il campione ridotto di soggetti su cui è stato sperimentato il metodo, il profilo genetico ottimale comprende ancora molti geni ma, ha osservato Gayle Jones, che ha partecipato allo studio, "riteniamo che sia possibile raffinare la nostra analisi per arrivare a un gruppo molto più ridotto di geni che sia altamente predittivo della capacità della blastocisti di dare luogo a una gravidanza a termine una volta che sia trasferita in un utero ricettivo secondo gli attuali criteri."
Fonte: Fonte: L'Espresso

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