Ecografia in gravidanza


Note Informative sull’Ecografia in Gravidanza

L’ecografia è una tecnica diagnostica che utilizza onde sonore ad alta frequenza, non udibili dall’orecchio umano: gli ultrasuoni. Ogni apparecchio ecografico è composto da una unità centrale e da una o più unità periferiche: le sonde ecografiche. La sonda ecografia appoggiata sull’addome materno emette impulsi di ultrasuoni che penetrano in profondità nel corpo. Gli ultrasuoni nel loro percorso incontrano diversi tessuti: parete addominale, parete dell’utero, placenta, liquido amniotico, organi del feto, etc. Tutti i tessuti riflettono parte di quelle onde sonore, generano cioè onde sonore riflesse: gli echi (onde di ritorno). La sonda ecografica sull’addome materno cattura gli echi e li invia all’unità centrale che li trasforma nelle immagini trasmesse dal monitor dell’ecografo. Gli ultrasuoni sono utilizzati nella pratica ostetrica da oltre 30 anni e non sono stati riportati effetti dannosi, anche a lungo termine, sul feto. Per tale ragione, con le procedure oggi adottate, l’uso diagnostico dell’ecografia è ritenuto esente da rischi.

In genere gli obiettivi di ogni esame ecografico in gravidanza sono di verificare l’epoca di gestazione, di identificare il numero degli embrioni o dei feti, di visualizzare l’attività cardiaca fetale, di valutare l’anatomia e la crescita fetale nel tempo e di determinare la posizione del feto, della placenta e la quantità del liquido amniotico. Ne deriva che durante la gravidanza fisiologica sono consigliati tre esami ecografici: nel primo trimestre, nel secondo trimestre (19-22 settimane) e nel terzo trimestre (30-34 settimane). Su indicazione dello specialista, l’ecografia può essere eseguita in epoche gestazionali diverse o può essere ripetuta periodicamente.

L’ecografia nel primo trimestre: verifica l’impianto intrauterino della gravidanza, il numero degli embrioni (o dei feti) e la presenza dell’attività cardiaca, misura la lunghezza dell’embrione (o del feto) per valutare se il suo sviluppo corrisponde all’epoca di gravidanza calcolata sulla base della data dell’ultima mestruazione.
L’ecografia del secondo trimestre: determina le dimensioni della testa, dell’addome e del femore del feto (biometria). I valori devono essere registrati e confrontati con quelli delle curve di riferimento, è così possibile valutare se le dimensioni del feto corrispondono a quelle attese per l’epoca di gravidanza. In questo stesso periodo si visualizzano la sede di inserzione placentare, la quantità di liquido amniotico ed alcuni organi interni del feto alla scopo di escludere alcune anomalie.
L’ecografia del terzo trimestre: ha gli stessi obiettivi dell’esame al secondo trimestre, però i dati biometrici rilevati devono essere valutati a confronto con quelli osservati nel corso degli esami ecografici precedenti e con riferimento alle curve di crescita standard allo scopo di verificare la regolarità dello sviluppo del feto nel tempo. L’esame dell’anatomia può escludere alcune anomalie evolutive che, per la loro insorgenza tardiva, non sono evidenziabili durante l’ecografia del secondo trimestre.

La capacità diagnostica dell’ecografia riguardo alle anomalie maggiori dipende dalla sede e dalla entità dell’anomalia stessa, dalla posizione del feto in utero, dalla quantità di liquido amniotico, dallo spessore della parete addominale materna ma anche dalla strumentazione utilizzata. E’ possibile, quindi, che talune anomalie fetali possano non essere rilevate all’esame ecografico. Inoltre, alcune malformazioni si manifestano tardivamente (al settimo-nono mese), pertanto non sono visualizzabili nel corso di esami precoci.

L’esperienza finora acquisita dimostra che un esame ecografico routinario (quindi non mirato) consente di identificare dal 30 al 70% delle malformazioni maggiori, pertanto, per i limiti intrinseci della metodica, è possibile che alcune anomalie anche importanti non vengano rilevate con l’ecografia. Non è compito dell’ecografia la rilevazione delle cosiddette anomalie minori.

(fonte: Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena)