Rosolia


Rosolia: i rischi e la prevenzione

La rosolia è una malattia infettiva contagiosa di origine virale: è molto diffusa e ci sono sempre piccoli focolai di infezione che interessano qualche regione o qualche città; ogni 2-4 anni ci sono poi epidemie che colpiscono la grande maggioranza della popolazione non ancora immune. Una volta avuta, rimane un’immunità permanente che rende impossibile un successivo contagio.
La maggior parte dei casi di rosolia congenita si verifica come conseguenza di un’infezione materna primaria, anche se sono segnalati casi estremamente rari di rosolia congenita in nati da madri con pregressa immunità, quindi in conseguenza di reinfezioni.
Va inoltre ricordato che il rischio di rosolia congenita aumenta nella seconda gravidanza e progressivamente nelle successive per la possibilità di contagio nell’ambito familiare dai precedenti figli.
Come conseguenza di una infezione materna nel 1° trimestre si può avere aborto, morte fetale, infezione placentare, ma può anche non verificarsi alcuna infezione del feto. La placenta costituisce una valida barriera all’infezione fetale dalla 12° alla 28° settimana di gestazione, mentre la protezione è meno valida al I e III trimestre.
L’epoca gestazionale alla quale la madre contrae l’infezione costituisce la più importante determinante non solo della probabilità di trasmissione materno-fetale, ma anche della gravità del danno fetale.
Il rischio di danno fetale si riduce con il progredire dell’età gestionale: la probabilità che il piccolo nasca malformato è del 52% in caso di infezione materna prima dell’8° settimana, 36% tra la 9° e la 12°, 10% tra la 13° e la 20° e nessun danno oltre la 20°; se ci si limita ai casi di neonati con sieroconversione le percentuali salgono rispettivamente a 75%, 52%, 18%.

Le più frequenti manifestazioni di rosolia congenita comprendono perdita di udito, ritardo nello sviluppo neurologico, ritardo di crescita, difetti cardiaci e oculari. Dal 1969, da quando negli Stati Uniti è stato introdotto il vaccino per la rosolia ed è iniziata l’immunizzazione infantile universale, non si è più verificata alcuna epidemia importante di rosolia.

I sintomi

I più tipici sono macchie di color rosa delicato che compaiono prima sul viso, poi sul tronco e sugli arti, una febbre leggera un certo ingrossamento delle ghiandole del collo e a volte un raffredore.
Si manifesta dopo 2-3 settimane dal contagio e si conclude nell’arco di 2-5 giorni. Tutti questi sintomi possono però essere poco evidenti o anche mancare del tutto, tant’è vero che spesso la rosolia passa del tutto inavvertita.

La prevenzione prima di una gravidanza

La gravidanza dovrebbe essere affrontata in condizioni di immunità, cioè quando l’organismo ha già fabbricato le proprie armi di difesa contro il virus. Si diventa immuni solo dopo aver avuto la malattia o dopo essere state vaccinate.
Il metodo più sicuro per valutare il proprio grado di immunità è il Rubeo-test: il risultato del test è espresso con un numero che indica il tasso di anticorpi antirosolia. La presenza di IgG indica uno stato di immunità. La presenza di IgM a titoli elevati o moderati permette di porre diagnosi di infezione recente, tuttavia a basso titolo le IgM possono essere presenti anche in casi di reinfezione.
La vaccinazione per la rosolia costituisce l’unica strategia efficace per la prevenzione della rosolia congenita.
Tutte le donne recettive devono essere vaccinate. E’ sconsigliata una gravidanza nei tre mesi successivi alla vaccinazione. Non esiste alcuna controindicazione alla vaccinazione per rosolia in figli di madre in gravidanza dal momento che non è mai stata dimostrata trasmissione dell’infezione in seguito a vaccinazione.
L’Advisory Committee on Immunization Practices (1994) raccomanda di somministrare dopo il parto di routine il vaccino antirosolia a tutte le donne recettive allo scopo di evitare, in una gravidanza successiva, le conseguenze di un’eventuale infezione rubeolica.

La prevenzione dopo essere rimaste incinte

Se si risulta non immuni non è più possibile fare la vaccinazione perchè anche il virus attenuato presente nel vaccino può danneggiare l’embrione
Non esiste alcuna terapia specifica dell’infezione in atto, né alcuna possibilità di prevenire la trasmissione materno-fetale del virus nel caso di infezione in gravidanza.

Chi lavora a stretto e continuo contatto con i bambini, che sono la più probabile occasione di contagio, può richiedere l’astensione obbligatoria anticipata.

Tutti i neonati con la sindrome della rosolia congenita sintomatica od asintomatica alla nascita vanno comunque seguiti con follow up accurato che preveda controlli cardiologici, audiologici, oculistici e neuropsichiatrici, in modo che i singoli sintomi possano venire adeguatamente trattati.

(fonte: www.gravidanzaonline.it)