Taglio cesareo elettivo


Quando pianificare il taglio cesareo?

A volte il momento del parto non arriva all’improvviso, magari di notte cogliendo i neo-genitori più o meno impreparati. Ma viene pianificato con quello che si definisce un taglio cesareo elettivo (TCe). E’ una scelta per far fronte a situazioni particolari, come un parto podalico, ma altre volte può essere una scelta della donna.

In Italia, non esistono cifre che descrivono la situazione a livello nazionale, ma ci sono dati di alcune regioni. Per esempio nella Provincia Autonoma di Trento, nel 2001 è stato registrato un tasso di TCe pari al 11.8%. In Emilia-Romagna, nel 2003, il 10,3% dei parti si è svolto con taglio cesareo in travaglio, l’1,8% con taglio cesareo urgente fuori travaglio, a cui si aggiunge una percentuale di tagli cesarei elettivi del 18.6%.

Il Centro nazionale collaborativo per la salute materno-infantile (National Collaborating Centre for Women’s and Children’s Health – NCC-WCH) del Regno Unito, un gruppo di ricerca multidisciplinare, sulla base degli studi effettuati negli ultimi anni, ha indicato in una Linea Guida per professionisti sanitari le condizioni in cui è il taglio cesareo presenta più benefici che rischi e quelle in cui, invece, è preferibile il parto spontaneo.

Arriva il momento del parto, ma il bambino ‘non si è girato’: che fare?

In Italia la cosiddetta ‘presentazione podalica’ si verifica in circa 4 casi su 100 gravidanze singole e conduce al parto cesareo nel 90,4% dei casi.
In questo caso ricorrere al taglio cesareo è vantaggioso per ridurre i rischi per il bambino. Quando non ci sono specifiche controindicazioni, alla 36esima settimana circa, è possibile tentare manovre ostetriche esterne per aiutare il bambino a disporsi nella posizione giusta per il parto. Se però queste manovre ostetriche esterne non riescono, allora è indicato ricorrere al cesareo.

E’ da preferire il taglio cesareo in caso di placenta previa?

In questo caso si deve sicuramente ricorrere a un taglio cesareo.

E se sono gemelli?

In Italia, nel 2002 le gravidanze gemellari sono state in media l’1.6% di tutte le gravidanze e 11.5% delle gravidanze con procreazione medicalmente assistita. In generale una gravidanza gemellare comporta rischi maggiori, legati principalmente a fattori quali un basso peso alla nascita, ritardo di crescita di uno o entrmbi i feti, o al fatto che spesso i gemelli nascono prima del termine dei nove mesi di gestazione.

A chi partorirà due gemelli, il consiglio è di non andare di routine verso il taglio cesareo, perchè non è certo che questo costituisca un vantaggio per i bambini. Dovrebbe essere preferito il taglio cesareo in situazioni particolari, come nel caso in cui il primo gemello sia podalico.

Si deve ricorrere al taglio cesareo se il bambino nasce prima del termine della gravidanza?

Dipende dal motivo che ha portato a un parto prima del termine. Questo può dipendere da un travaglio prima del termine oppure da una scelta terapeutica. In questi casi va valutata la scelta di un parto cesareo o spontaneo.

In generale non ci sono prove che dimostrino un vantaggio per mamma e bambino con il parto cesareo, che quindi non viene raccomandato di routine.

Mi hanno detto che c’è un ritardo di crescita del bambino. Che cosa fare?

Il ritardo di crescita si riferisce ad un feto che non ha raggiunto il peso o le dimensioni ritenute normali ad una determinata epoca della gravidanza.

La velocità di sviluppo del feto dipende da molti fattori, determinati anche da peso e altezza dei genitori o dall’appartenenza a etnie diverse; è tutt’altro che semplice distinguere i casi in cui il ritardo di crescita è legato a condizioni di rischio (come insufficienza placentare o alcune altre malattie) da quelli in cui invece i feti sono piccoli di costituzione.

In generale si stima che nel 50-70 per cento dei casi il ritardo di crescita sia dovuto proprio a una costituzione piccola.

Rispetto al parto, non ci sono prove che il taglio cesareo sia migliore per mamma e bambino, per cui non va proposto di routine.

Cosa fare se la madre è affetta da una malattia infettiva?

Nel caso in cui la madre sia sieropositiva per HIV, la frequenza con cui il virus viene trasmesso al bambino diminuisce drasticamente se la madre è in terapia antiretrovirale e diminuisce ancora, fino ad arrivare ad appena l’1%, se si ricorre a un parto cesareo e se non si allatta. Per le donne Hiv positive è quindi raccomandato un parto cesareo.

Se la madre è affetta da epatite B, invece, il taglio cesareo non diminuisce i rischi di trasmissione del virus HBV. Il contagio infatti avviene solitamente dopo la nascita per cui,entro 12-24 ore dopo il parto, al bambino dovrebbero essere somministrate immunoglobuline e vaccino contro l’epatite B.

Anche per le donne affette da epatite C non si consiglia di ricorrere al taglio cesareo, a meno che la donna non sia anche sieropositiva per HIV. In questo caso è consigliato il parto cesareo, che permette di limitare la trasmissione da madre a figlio del virus dell’HIV.

Altro caso è quella di trasmissione di Herpes (virus HSV) dalla madre al figlio, che si verifica nella quasi totalità dei casi durante il parto, per il contatto del bambino con le secrezioni materne. In generale, il rischio di trasmissione dipende dal momento in cui la madre ha contratto il virus e se ne ha già sofferto in precedenza oppure se è la prima volta che si manifesta. Pertanto il cesareo va valutato di caso in caso su indicazione medica.

(fonte: www.saperidoc.it)