Induzione del travaglio


In alcuni casi è necessario provocare artificialmente le contrazioni uterine per dare inizio al travaglio, e quindi poi alle varie fasi del parto, o per rafforzare un travaglio iniziato spontaneamente. Si procede nei seguenti casi: nelle donne che abbiano superato di almeno sette giorni la data prevista del parto; in caso di consistente riduzione del liquido amniotico; se la placenta non nutre sufficientemente il bambino (insufficienza placentare) e comunque in tutti i casi in cui il piccolo non trae più giovamento dalla vita intrauterina. Inoltre viene eseguito anche nelle donne colpite da pre-eclampsia potenzialmente pericolosa per la mamma ed il bimbo. Il travaglio viene indotto con prostaglandine o ossitocina, o con la rottura artificiale delle membrane amniotiche.
In presenza di indicazioni mediche, materne o fetali, non si attende l’insorgenza spontanea del travaglio di parto, ma lo si fa iniziare artificialmente, modificando il collo dell’utero. Ciò può avvenire con mezzi chimici (gel contenenti prostaglandine introdotti in vagina o nel canale cervicale), oppure con mezzi fisici (catetere di Foley, inserito nel canale cervicale). Una volta indotti i mutamenti nel collo dell’utero, il travaglio, in molti casi, procede spontaneamente: in caso contrario, si somministra l’ossitocina.