9 – Sappi


SAPPI che è possibile curare una malformazione ancora in utero, oppure dopo la nascita in Centri specializzati dove programmare il parto.

Se si attua un adeguato trattamento, un buon numero di malformazioni non porta inevitabilmente ad un esito prenatale o neonatale infausto e consente una normale o, comunque, un’accettabile qualità di vita nell’infanzia, nell’adolescenza e nell’età adulta.

Come sempre, prima di impostare una cura corretta bisogna disporre di una diagnosi precisa: ed ancora oggi, nonostante gli enormi progressi della tecnica ecografica, la diagnosi può non essere completamente precisata prima della nascita. Per esempio, alcune anomalie del sistema nervoso possono avere evoluzione benigna o maligna a seconda del grado di interessamento del tessuto.

Molte malformazioni cardiache possono essere inizialmente curate in utero evitando che il feto vada incontro ad uno scompenso cardiocircolatorio ed ottimizzando il momento del parto, e possono essere operate con notevole successo nei primi anni di vita neonatale.

Diverse anomalie dell’apparato escretore renale (bacinetto renale, ureteri, vescica, uretra) guariscono senza alcun intervento o con una cura appropriata. Per buona parte delle malformazioni gastrointestinali occorre un’accurata sorveglianza prenatale, e nella maggioranza dei casi questi difetti possono poi risolversi con esiti totalmente favorevoli dopo il parto, a breve o a media distanza dalla nascita

Insomma, fino a poco tempo fa la diagnosi prenatale identificava malattie fetali che risultavano incurabili, o comunque erano in grado di determinare una pessima qualità di vita del nascituro. Oggi aumenta sempre di più il numero e il livello delle anomalie del feto che, se ben curate prima della nascita e subito dopo, possono risolversi non soltanto nella sopravvivenza del bambino malato,ma anche in una condizione di vita accettabile e felice.

Per arrivare a questo favorevole risultato deve esistere una collaborazione culturale ed operativa (fortunatamente già in atto in diverse strutture sanitarie regionali e nazionali) fra ostetrico, neonatologo-pediatra e chirurgo-pediatra, che devono svolgere le loro attività in sinergia.

(fonte: Fondazione ASM)