2 – Accertati


ACCERTATI se sei protetta da malattie pericolose per il nascituro; se non lo sei e si può, vaccìnati.

Le infezioni costituiscono ancora oggi una delle cause più frequenti di malattie materne e fetali. Sebbene siano stati compiuti molti progressi nello sviluppo di vaccini e farmaci efficaci, la gravidanza rappresenta una condizione particolare per l’acquisizione di numerose infezioni, che presentano un differente decorso nelle varie fasi gestazionali. Le infezioni rientrano fra i principali fattori all’origine di morte neonatale e disabilità di lungo periodo, insieme alla nascita prematura e all’asfissia. Di fatto, 450 neonati in tutto il mondo muoiono ogni ora, e spesso per cause prevenibili o potenzialmente trattabili.

Le infezioni che evidenziano i rischi maggiori di provocare malformazioni nel feto sono quelle del gruppoTORCH,acronimo inglese che sta per Toxoplasma gondii, Other (Treponema pallidum, HBV, Parvovirus, Coxsackie, EBV), Rubella (rosolia), Cytomegalovirus (CMV), Herpes Simplex Virus (HSV).

La toxoplasmosi si contrae tipicamente attraverso l’ingestione di cibi (frutta e verdura, carni poco cotte) contaminati da feci di gatto infette, essendo questo animale il più importante serbatoio di infezione. La fase acuta della malattia decorre, nel soggetto adulto sano, in modo del tutto asintomatico (80%) o con una sintomatologia similinfluenzale, mentre risultano rarissime (meno dell’1%) le forme severe.

La trasmissione della toxoplasmosi al feto avviene solo in caso di primo contatto, dunque un’infezione contratta nel passato è un fattore di protezione. Quanto più l’infezione acuta si verifica tardivamente nel corso della gestazione, tanto più il rischio di contagio del nascituro è elevato, mentre ad epoche gestazionali precoci risulta più marcato il rischio di conseguenze malformative.

Esistono terapie farmacologiche specifiche in grado di ridurre i rischi fetali. Comunque, l’adozione di semplici norme igieniche (lavare la verdura e non mangiare carne cruda o poco cotta e salumi crudi) rende praticamente nullo il rischio di contagio per la donna non protetta da una precedente infezione.

Anche l’infezione causata dal virus della rosolia ha conseguenze sul nascituro tanto più gravi ed invalidanti quanto più precocemente si verifica in gravidanza. Il virus, infatti, è in grado di determinare una consistente riduzione dello sviluppo cellulare. Per questo motivo, un contagio entro le prime dodici settimane provoca quasi invariabilmente un aborto spontaneo mentre, in epoca più tardiva, si verificano alterazioni importanti nello sviluppo di diversi organi ed apparati, particolarmente di quelli con limitate capacità di rigenerazione (sistema nervoso, occhio, orecchio e cuore).

Non esistendo terapie efficaci, l’unica strategia di provata validità, per donne che non abbiano già contratto la malattia, è il vaccino. Questo va somministrato però solo dopo avere escluso con certezza che la donna sia già in gravidanza, ed evitando il concepimento per un periodo successivo di almeno tre mesi.

L’infezione da Citomegalovirus è diffusissima: circa l’80% delle donne risulta immune a seguito di un precedente contatto con il virus. L’immunità non conferisce protezione da eventuali reinfezioni, ma queste ultime risultano meno pericolose per il nascituro, forse per la protezione dovuta alla presenza di anticorpi nell’organismo materno.

In caso di contagio intrauterino, oltre il 90% dei neonati infetti può essere totalmente privo di sintomi alla nascita, ma è destinato a sviluppare, nel 10% dei casi, ricadute tardive, in particolare ritardo mentale e sordità.

Per tutti i motivi sopra citati è altamente consigliato effettuare, nelle prime settimane di gestazione, un esame sierologico preventivo adeguato, tramite prelievo sanguigno, con il dosaggio di anticorpi specifici, IgG e IgM,contro Toxoplasma, Rosolia e Citomegalovirus. Gli anticorpi IgG sono il segno di un’infezione pregressa, mentre quelli IgM indicano un’infezione recente.

Se vi è documentata immunità, dovuta a un’infezione antecedente o alla vaccinazione, vale a dire IgG positive e IgMnegative, si raccomanda di portare al controllo dal proprio medico curante le analisi che lo comprovano. In caso di IgG e IgM negative è bene mettere in atto tutte le norme di igiene necessarie.

Per limitare il rischio di infezione da Citomegalovirus è consigliabile, se si ha un bambino piccolo, non condividere con lui stoviglie, cibo, biancheria, strumenti per l’igiene (come lo spazzolino da denti); non baciarlo sulla bocca o sulle guance; lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone dopo avergli cambiato il pannolino, pulito il naso o la bocca, oppure dopo avergli dato la pappa.

Nel contempo, si dovrà ripetere il dosaggio ogni mese fino al parto, per diagnosticare precocemente l’eventuale acquisizione dell’infezione in gravidanza. Se le IgM del prelievo fatto nei nove mesi sono positive, è d’obbligo riferirlo immediatamente al proprio medico: significa che l’infezione è recente, o in atto, e quindi potenzialmente pericolosa.

L’Herpes Simplex Virus (HSV) contagia generalmente il feto al momento del parto, per il contatto con le secrezioni genitali materne infette o con lesioni vescicolari attive eventualmente presenti. Il rischio di trasmissione è significativamente più elevato (50% dei casi) nel corso di un’infezione primaria rispetto ad una situazione di recidiva (5%): forse ciò accade in virtù di una carica virale inferiore e di una produzione di anticorpi materna che tende a proteggere, almeno parzialmente, il concepito.

In caso di contagio, per il neonato le conseguenze possono essere molto severe, e si manifestano perlopiù dal 5° al 17° giorno di vita. Tra queste ricadute ricordiamo epatiti, polmoniti, encefaliti e coagulazione intravascolare disseminata, che portano a morte oltre il 50% dei bambini colpiti e lasciano importanti ripercussioni (soprattutto problemi neurologici permanenti) in quasi tutti coloro che sopravvivono. In caso di documentata infezione erpetica genitale, dunque, è indicato il ricorso al taglio cesareo.

Altre infezioni possono essere pericolose per il nascituro, e richiedono una specifica valutazionemedica. Tra queste, rammentiamo il morbillo, la varicella, il Parvovirus B19 ed altre attualmente meno comuni, come la sifilide e la tubercolosi.

Le infezioni da HIV e HBV (Epatite B) meritano un’attenzione particolare, in quanto l’adozione di specifiche misure farmacologiche e comportamentali consente di ridurre sensibilmente il rischio di trasmissione della patologia al feto.

Secondo i dati dell’UNAIDS, la Commissione delle Nazioni Unite per i programmi su HIV/AIDS, circa 630.000 bambini contraggono l’infezione ogni anno.

La trasmissione verticale del virus dell’AIDS (ossia dalla mamma al nascituro) può avvenire a tre livelli: in utero, durante il parto o nel corso dell’allattamento. Se non viene adottato alcun tipo di misura preventivo- terapeutica, circa il 30% dei nati da madri infette contrae la malattia.

Attualmente il pericolo di trasmissione verticale può verosimilmente ridursi al 2% circa grazie alla somministrazione di farmaci antiretrovirali e ad opportune misure ostetriche, cioè il taglio cesareo elettivo a 38 settimane (per evitare il contatto con secrezioni vaginali infette) e l’astensione dall’allattamento al seno (il latte delle donne infette contiene il virus nell’80% dei casi).

Il taglio cesareo elettivo è un elemento cardine anche per contenere il rischio di trasmissione verticale dell’HBV, responsabile dell’epatite B, che può contagiare il feto soprattutto attraverso il passaggio nel canale del parto. Il soggetto nato da una madre interessata da HBV deve inoltre iniziare immediatamente uno specifico programma vaccinale ed essere protetto ulteriormente con la somministrazione di siero iperimmune.

In generale, i vaccini costituiti da virus o batteri uccisi o inattivati o da frazioni purificate di essi possono essere somministrati in gravidanza. I vaccini vivi ed attenuati sono generalmente controindicati per i potenziali rischi sul feto. I rischi e i benefici di una specifica vaccinazione devono comunque essere considerati caso per caso.

La tabella sottostante (dal sito www.saperidoc.it – Centro di documentazione online sulla salute perinatale e riproduttiva) riassume le più recenti raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Vaccinazioni e gravidanza

(fonte: Fondazione ASM)