1 – Chiedi


CHIEDI quali sono i rischi per il tuo prossimo bambino nel caso tu abbia avuto aborti o gravidanze difficili, oppure se hai malattie o handicap in famiglia.

Per i futuri genitori, la nascita di un bambino rappresenta un momento di eccitazione e di gioia: tuttavia, a volte, la preoccupazione che qualcosa possa non essere normale suscita perplessità e timori.

Fortunatamente sono poche le coppie esposte ad un rischio riproduttivo elevato. Ma quali sono? Come è possibile individuarle?

Il fattore più conosciuto di rischio per le anomalie cromosomiche nei figli è rappresentato dall’età materna avanzata. Ad esempio, la frequenza della sindrome di Down (o trisomia del cromosoma 21) è in rapporto diretto con l’età della madre: quanto maggiore è l’età, tanto maggiore è il rischio.

Solo dopo i 35 anni il rischio di avere un bambino con una malattia cromosomica diviene superiore al rischio di aborto dovuto agli esami invasivi (villocentesi o amniocentesi).

Pertanto, tali esami sono consigliati soltanto dopo i 35 anni. Oltre all’età, però, vi sono altre situazioni nelle quali esiste per il nascituro un rischio di malattie genetiche e/o di difetti congeniti accresciuto rispetto a quello della popolazione generale.

In molti casi questo rischio aggiuntivo può essere individuato, anche prima della gravidanza, sulla base della storia personale (anamnesi) dei genitori e dei loro rami familiari.

Pertanto, è utile informare il medico circa eventuali malattie o difetti congeniti, personali o presenti nell’àmbito delle singole famiglie. Se ve ne sono state, si raccomanda di segnalare al medico, in modo particolareggiato, la storia delle precedenti gravidanze, includendo anche gli eventuali aborti spontanei. Inoltre è opportuno accertarsi, per riferirla al medico, della presenza nella propria famiglia di malattie ricorrenti, di malattie croniche, di malattie rare, di difetti congeniti, di difetti visivi e/o uditivi, di casi di ritardo mentale e di difetti della crescita.

È importante non dimenticare di comunicare al medico l’esistenza di una condizione di parentela (consanguineità) della coppia che, come è noto, si associa ad un aumento del rischio di malattie genetiche alla nascita.

Come in altri Paesi del bacino del Mediterraneo, anche in Italia vi sono numerosi portatori sani di talassemia, malattia dell’emoglobina che causa severe forme di anemia. La condizione di portatore sano può essere facilmente riconosciuta attraverso un semplice esame del sangue.

Rendere noti al medico i problemi di salute propri e delle proprie famiglie, possibilmente ancor prima che inizi la gestazione, è certamente utile per affrontare la maternità in maniera più serena e per migliorare l’efficacia della prevenzione delle malattie genetiche.

(fonte: Fondazione ASM)