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Toxoplasmosi: comprendere la malattia

La toxoplasmosi è una malattia parassitaria, in cui il contagio avviene principalmente attraverso l’ingestione diretta del parassita, il toxoplasma, che trasmette la malattia. Il rischio della malattia arriva quindi cibandosi di carni infette crude o poco cotte, di vegetali contaminati da feci di gatto, oppure portando alla bocca o agli occhi le mani che hanno manipolato carni crude, terriccio, vegetali o altri materiali infetti.
E’ possibile inoltre contrarre la malattia con viaggi in Paesi dove le condizioni igieniche sono scarse e in alcuni casi l’infezione può avvenire in seguito ad emotrasfusioni o a trapianto d’organo.

La toxoplasmosi è una malattia non grave, abbastanza comune: nella maggior parte dei casi non porta alcun disagio e chi ne è affetto non si accorge d’averla contratta. In altri casi invece può portare sintomi simili a quelli dell’influenza: febbre per alcuni giorni fino a qualche settimana, dolori muscolari ed ingrossamento dei linfonodi. Diventa invece un problema grave per alcune persone che hanno le difese immunitarie "abbassate", come chi segue una chemioterapia o coloro che sono affetti da HIV/AIDS.


In gravidanza
La toxoplasmosi può diventare un problema serio se viene contratta per la prima volta durante la gravidanza, perché c’è il rischio che il toxoplasma (un parassita) si trasmetta dalla madre al bambino.
Se invece la madre ha avuto la malattia in passato, prima della gravidanza, allora può stare tranquilla perché la possibilità di una nuova infezione è quasi del tutto inesistente.

I rischi per il bambino
Il rischio che il parassita si trasmetta dalla madre al bambino varia a seconda del momento in cui la madre si ammala: in generale aumenta man mano che la gravidanza si avvicina al termine.
Nelle prime settimane di gravidanza è molto raro che l'infezione possa trasmettersi al bambino, ma quando avviene possono verificarsi gravi danni al bambino, come lesioni neurologiche o aborto spontaneo. Nel terzo trimestre di gravidanza la malattia si trasmette con più facilità (il rischio di trasmissione raggiunge il 70-90% dopo la 30a settimana), ma nella maggior parte dei casi senza alcuna conseguenza.
Quindi, in conclusione, man mano che la gravidanza si avvicina al termine i rischi di contagio al bambino aumentano ma diminuisce la probabilità che l'infezione gli provochi danni.

Circa il 90% dei bambini contagiati al momento della nascita non manifesta sintomi evidenti.
E’ importante ricordare che, per quanto asintomatici alla nascita, la maggior parte dei bambini infetti e non trattati svilupperà successivamente alcune manifestazioni della malattia: l’85% sarà affetto da corioretinite (riduzione della vista-cecità); dal 20 al 75% presenterà ritardo mentale, dal 10 al 30% presenterà una moderata perdita dell’udito.

(fonte: www.saperidoc.it)

 
 
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